Banana e platano: differenze e curiosità su due frutti dall'aspetto simile

La banana e il platano sono molto simili nella forma, ma diversi nel sapore e nell’uso. La prima è molto diffusa da noi, il secondo di meno.

Banana e platano: differenze e curiosità su due frutti dall'aspetto simile

All’apparenza molto simili, banana e platano sono, in realtà, molto diversi tra di loro. Se la prima è comune sulle nostre tavole tanto da non essere nemmeno più considerata un frutto esotico, il secondo è abbastanza sconosciuto e quando lo si trova al mercato o in qualche negozio lo si scambia con una banana più grande e non ancora matura. Vediamo un po’ più da vicino alcune differenze e curiosità sulla banana e sul platano.

La banana


Banana e platano: differenze e curiosità su due frutti dall'aspetto simile

La banana è nota fin dall’antichità, anche se la sua diffusione è andata avanti lentamente per via della sua facile deperibilità. La banana, infatti, è un frutto climaterico e continua a maturare anche dopo la raccolta (come, per esempio, le mele). Se questo da un lato permette di raccoglierle verdi e farle giungere a destinazione mature, è pur vero che questi viaggi sono stati resi possibili in tempi recenti e nell’antichità non erano certo realtà.

In commercio esistono diverse varietà di banane e tutte hanno una caratteristica: rispetto a quelle selvatiche, quelle coltivate producono frutti privi di seme il che significa che sono sterili e per la riproduzione è necessario ricorrere alla talea il che rende le piante vulnerabili a varie malattie.

La varietà più diffusa in Occidente è la Cavendish, che nasce in Vietnam ma è coltivata nella Canarie fin dal 1400. Abbiamo anche la banana Comune di Sicilia che però è poco produttiva e quindi non molto allettante dal punto di vista economico. Troviamo poi le banane rosse, più piccole di quelle gialle, e anche quelle con polpa rosata. Infine segnaliamo la banana baby, o Ladyfinger: piccole dimensioni, pelle sottile, polpa compatta e molto dolce.

In alcuni paesi dell’Estremo Oriente si consumano anche i fiori delle banane, che ricordano dei carciofi, ma senza spine. Anche le foglie si usano in ambito alimentare, soprattutto come involucri di cibi (cotti a vapore, per esempio).

Solitamente mangiamo le banane crude, ma si possono cuocere senza problemi. Fritte, per esempio, sono ottime: sbucciate le banane, tagliatele a dischi di un paio di centimetri e passatele nella farina di cocco, quindi friggetele in abbondante olio di arachidi fino a quando non saranno dorate e servitele come contorno, soprattutto se avete preparato qualche piatto con il curry.

Il platano


Banana e platano: differenze e curiosità su due frutti dall'aspetto simile

Simile nella forma alla banana, il platano è molto più versatile di questa. La sua area di origine è la zona che comprende le Filippine, l’Indonesia e l’Australia settentrionale: da questi luoghi si è diffuso nel mondo tropicale, in America del centro e del Sud e in Africa equatoriale. L’Uganda è a oggi il più grande produttore di platani di tutto il mondo.

Il platano fruttifica tutto l’anno ed è, pertanto, un alimento di fondamentale importanza in alcune zone del mondo, anche considerando il fatto che è un frutto molto nutriente (220 calorie per 100 grammi) grazie al suo alto contenuto di amidi.

Rispetto alla banana la buccia del platano non si pela facilmente, soprattutto se è verde: occorre un coltello per toglierla. Vista la grande presenza di amidi e la consistenza può essere preparato come se fosse una patata.

Nei paesi di origine viene consumato a tutti gli stadi di maturazione, come se fosse un ortaggio: lo si consuma crudo, arrostito, bollito e fritto. Lo si può aggiungere agli stufati durante la cottura, si può farcire, o ancora tritare e mescolare a carne e formaggio per realizzare delle polpette. Il frutto acerbo si mangia per lo più cotto perché altrimenti sarebbe poco digeribile per via dell’alta concentrazione di amici (che, una volta maturo, si trasformano in zuccheri). Dalla polpa essiccata del platano si ottiene una farina con un profumo dolce, molto amidacea che viene usata per realizzare focacce alla piastra; con la polpa fresca, invece, si prepara una birra abbastanza forte.

Una maniera classica di preparare il platano è quello di fare delle frittelle (vi ho proposto, tempo fa, la ricetta dei patacones, cioè delle frittelle di platano come le ho assaggiate in Colombia).

In ogni caso è sufficiente pelare e dividere in due un platano, ungerlo per bene con dell’olio o del burro, e passarlo al forno o sulla griglia per avere un ottimo contorno da abbinare al secondo che preferite.

Quando il platano è maturo, ha la buccia nera e acquista un sapore neutro: è l’ideale, quindi, per preparare dolci o usarlo al posto delle banane nelle ricette di dolci che ci sono più familiari.

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