Dall’1 novembre 2026, in Sardegna si sperimenta qualcosa di insolito: portare i bambini al ristorante senza consegnare loro uno smartphone per tenerli tranquilli. L’iniziativa si chiama A tavola senza schermi e punta a ridisegnare il modo in cui le famiglie vivono il momento del pasto fuori casa, restituendo al tavolo la sua funzione più antica — quella di luogo di incontro, conversazione e condivisione. Il dibattito su smartphone, ristorante e bambini è aperto da anni, ma questa è la prima volta che in Italia prende la forma di un progetto strutturato, con una rete di locali aderenti e una durata definita.
Chi c’è dietro l’iniziativa e come funziona
Il progetto è promosso da Anna Cau, Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza della Sardegna, già magistrata minorile. Al suo fianco c’è Fipe Confcommercio Sardegna, l’associazione che rappresenta i pubblici esercizi dell’isola, che ha coinvolto i ristoratori nella fase di costruzione dell’iniziativa.
Il meccanismo è semplice e, soprattutto, volontario: nessun divieto, nessuna sanzione, nessun controllo. Le famiglie che entrano nei locali aderenti vengono semplicemente invitate a non usare lo smartphone come strumento di intrattenimento per i bambini durante il pasto. Al suo posto, i ristoranti mettono a disposizione matite colorate, giochi e attività pensate per i più piccoli — strumenti analogici che occupano le mani e stimolano la fantasia senza isolare il bambino in uno schermo.
La durata prevista è di un mese, con partenza il 1° novembre 2026. Si tratta esplicitamente di un esperimento: l’obiettivo è osservare se e come cambia la qualità dell’esperienza a tavola quando lo smartphone non è più il babysitter digitale di default.
Dove si trova: le città coinvolte
I ristoranti che hanno aderito al progetto sono 15, distribuiti in quattro città sarde: Cagliari, Nuoro, Sassari e Olbia. Una distribuzione geografica che copre sia il capoluogo sia centri importanti del nord e del centro dell’isola, segnale che l’iniziativa non è pensata come un fenomeno esclusivamente urbano o legato a un solo territorio.
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La scelta di partire con un numero contenuto di locali è coerente con la natura sperimentale del progetto. Quindici ristoranti rappresentano una base sufficiente per raccogliere osservazioni concrete senza imporre un cambiamento di scala che, in questa fase, non avrebbe senso.
Il nodo vero: lo smartphone al ristorante con i bambini
Chiunque abbia portato un bambino al ristorante conosce la dinamica: i primi minuti di attesa possono essere difficili da gestire, e lo smartphone — o il tablet — risolve il problema in modo immediato. Il bambino si calma, gli adulti possono parlare, il locale resta tranquillo. Sembra una soluzione perfetta, e per molti genitori lo è diventata una prassi automatica.
Ma il punto sollevato da A tavola senza schermi è proprio questo: l’automatismo. Quando usare lo smartphone al ristorante con i bambini diventa il gesto predefinito, si smette di chiedersi cosa si sta perdendo. Il pasto condiviso — con le sue pause, le sue attese, le sue conversazioni anche disorganizzate — è uno dei contesti in cui i bambini imparano a stare con gli altri, a tollerare la noia, a partecipare alla vita familiare in modo attivo.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Anna Cau, nel promuovere l’iniziativa, non parla di divieti ma di consapevolezza: restituire ai genitori e ai bambini la possibilità di scegliere, invece di affidarsi allo schermo come risposta automatica a ogni momento di difficoltà .
Matite e giochi al posto degli schermi: funziona davvero?
La proposta alternativa — matite colorate, attività manuali, giochi da tavolo — può sembrare ingenua a chi è abituato alla potenza di attrazione di uno schermo. Eppure la logica è solida: i bambini non hanno bisogno di stimoli infiniti per stare bene, hanno bisogno di stimoli adeguati. Disegnare, colorare, giocare con qualcosa di fisico durante l’attesa del cibo è un’attività che i bambini hanno praticato per decenni nei ristoranti di tutto il mondo, prima che gli smartphone rendessero tutto il resto obsoleto.
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Il vantaggio di questo approccio è anche pratico per i ristoratori: un bambino che colora o gioca con qualcosa di fisico rimane presente al tavolo, interagisce con i familiari, non è isolato. L’esperienza del pasto diventa più partecipata, e questo può riflettersi anche sulla qualità percepita della serata.
Fipe Confcommercio Sardegna ha scelto di sostenere il progetto anche perché i ristoratori sanno bene che un tavolo in cui la famiglia è coinvolta e soddisfatta è un tavolo che tende a tornare. Non è solo una questione etica: è anche una questione di ospitalità ben intesa.
Un esperimento tutto italiano, con radici sarde
L’Italia non è il primo Paese a discutere di smartphone, ristorante e bambini, ma è il primo in cui una simile iniziativa prende forma attraverso la collaborazione tra un’istituzione pubblica — la Garante regionale — e un’associazione di categoria. Questo dettaglio non è secondario: significa che il progetto non nasce da una campagna di comunicazione o da una moda passeggera, ma da un dialogo concreto tra chi tutela i minori e chi gestisce i luoghi in cui le famiglie si incontrano.
La Sardegna, con la sua cultura dell’accoglienza e della tavola come momento collettivo, è forse il contesto giusto in cui tentare questo esperimento. Un mese è poco per trarre conclusioni definitive, ma è abbastanza per osservare, raccogliere impressioni, capire se l’idea regge al contatto con la realtà quotidiana delle famiglie.
Per chi volesse approfondire il tema più ampio dell’uso degli schermi da parte dei minori, il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza pubblica documentazione e linee di indirizzo aggiornate.
Se l’esperimento darà risultati positivi, nulla esclude che altri ristoranti — in Sardegna e altrove — decidano di aderire. Per ora, quindici tavoli nell’isola hanno scelto di provare a fare a meno dello schermo. Non è una rivoluzione, ma è un inizio concreto, con una data, un luogo e una proposta alternativa già pronta tra le mani dei bambini.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
Dal 1° novembre 2026 in Sardegna parte 'A tavola senza schermi', un'iniziativa che invita le famiglie a non usare smartphone ristorante bambini durante i pasti. Scopri co






