La cucina del sud-est asiatico raccontata attraverso i film

Noodles, riso e bacchette: il cibo è uno dei valori della cultura dell’estremo oriente, anche al cinema

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Forse è difficile da credere, ma vi assicuro che è vero: gli asiatici (e parlo dell’estremo Oriente quindi Cina, Giappone, Thailandia ecc.) hanno una vastissima cultura del cibo, che considerano non solo uno dei piaceri della vita, ma un vero e proprio valore, al pari (o quasi) di famiglia e denaro. Che volete: Paese che vai, usanza che trovi, tra l’altro molti dei popoli in questione osano molto, quando si mettono a tavola (in Cina esiste una regione in cui si vantano addirittura di mangiare tutto quello che cammina!!!) preparando spesso piatti a base d’insetti e ponendo di fatto le basi – stando a quanto dicono gli esperti – dell’alimentazione umana del futuro.

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Senso di repulsione a parte, il cibo è naturalmente visto anche come condivisione, basti pensare ai caratteristici tavoli con il disco al centro che gira e i commensali che pescano un po’ da tutti i piatti! Infine in Asia, un pranzo che si rispetti è davvero abbondante e sostanzioso: oltre a un primo composto da una zuppa o da una pasta come noodles o similari, non possono mancare una portata di pesce e una di carne pregiata. Ma allora – state pensando – perché sono tutti così dannatamente magri? Secondo me perché laggiù non esiste il formaggio e perché le cotture sono molto leggere a base di soia.

Questo non sempre nei film è evidente, anche perché quelli che arrivano qui da noi sono solo una minima parte della sterminata produzione asiatica, alla quale il mercato occidentale spesso presta poca attenzione. Mancano, ad esempio, film come “My rice noodle shop”, una coproduzione tra Cina e Corea del Sud, in cui un gruppo di giovani scappa nel periodo della rivoluzione cinese e si rifugia a Taiwan per aprire un negozio di noodles, appunto; oppure “Singapore rice rhapsody”, che parla dell’omosessualità maschile e della difficile accettazione da parte della famiglia (pressoché impossibile da quelle parti); infine “Magic kitchen”, produzione musicale di Hong Kong con le star locali Sammy Cheng e Andy Lau.

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Mangiare bere uomo donna

Capolavoro di Ang Lee, questo film è in realtà il terzo di una trilogia interamente dedicate al cibo come metafora della comunicazione. È la storia, infatti, del cuoco più famoso di Taipei che, rimasto vedovo, riesce a parlare con le figlie solo sfornando manicaretti a più non posso. Anche nella sua ‘sgrammaticità’, il titolo evidenzia questa incomunicabilità che viene, però, colmata con un bel piatto di ravioli al vapore che sono insieme dolci, amari e aspri, cioè sfaccettati come il carattere di ognuno di noi.

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The song of rice

Un inno al riso, fondamentale prodotto della terra e base dell’alimentazione thailandese. In questo film molto lirico, il piccolo chicco viene celebrato dal momento in cui viene piantato fino al raccolto, con musiche suggestive e una fotografia strepitosa, che immortala lo scintillante cielo sereno, come pure la magica catasta di nubi cariche di pioggia, mano santa per tutte le piantagioni.

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Tampopo

Siamo in Giappone, dove vive Tampopo, una vedova rimasta sola a gestire un ristorante dove si servono ramen, i caratteristici spaghetti giapponesi. Con l’aiuto dell’amico Goro, che fa il camionista e conosce tutto e tutti, il locale diventerà il più rinomato della città. Questo film è un vero inno alla cultura gastronomica del Paese del Sol Levante.

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The Ramen Girl

Affrontiamo ora la cucina giapponese dal punto di vista americano perché tale è questo film che vede la protagonista Abby raggiungere il suo fidanzato a Tokyo, ma lui la lascia sola di nuovo e lei decide di fermarsi un po’ nella metropoli asiatica dove si scontrerà con una cultura diversa ‘aggravata’ dal suo pessimo giapponese. Sarà affascinata, però, dall’antica arte di preparare la zuppa di ramen – gli spaghetti giapponesi – che nel localino sotto casa vengono ancora cucinati come una volta, così decide di imparare la ricetta dai proprietari, gli chef Maezumi e Reiko.

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Anna and the king

Siamo nel 1862 e la Thailandia è ancora Siam, governata da re Mongkut IV. A corte, per educare i suoi 58 figli, arriva Anne, istitutrice e vedova di un ufficiale inglese. Tra i due s’instaurerà un rapporto molto intenso, che andrà anche un po’ al di là… certo è che lei si aprirà allo stile di vita orientale e lui diventerà un po’ più morbido. In questo film si vedono almeno due splendidi piatti tipici: il wok di gamberoni che il re offre agli inglesi durante un banchetto in cui spera di convincerli a non colonizzare il Siam, e il pollo alla siamese, che Anne fa servire durante una festa di corte in cui tutti dovranno mangiare, vestire e comportarsi all’occidentale e poi, anche ballare…
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