Ricette veloci

Lupini, il superfood dimenticato che conquista la tavola con le proteine vegetali

Confezioni trasparenti di lupini gialli in salamoia su uno scaffale refrigerato del supermercatoLupini confezionati nello scaffale frigo del supermercato, tra snack e prodotti vegetali pronti.

I lupini, legume della tradizione contadina italiana, sono tornati nel 2025 sugli scaffali della grande distribuzione come prodotto legato all’alimentazione salutistica, spinti dalla domanda di proteine vegetali, dall’innovazione industriale e da vendite che, secondo Niq, hanno raggiunto i 15 milioni di euro con una crescita annua dell’8%.

Dalla bancarella al supermercato: il ritorno dei lupini

Per molti italiani i lupini restano legati a un’immagine precisa: sacchetti di carta, mercati rionali, ambulanti davanti agli stadi o alle feste di paese. Un alimento semplice, salato, da mangiare con le mani. Oggi, però, lo stesso legume è entrato in un altro racconto, quello dei superfood e degli snack ad alto contenuto di proteine vegetali.

Il passaggio non è avvenuto in un giorno. Negli ultimi anni i lupini confezionati sono arrivati con maggiore continuità nei supermercati, accanto a olive, hummus, legumi pronti e prodotti per chi cerca alternative alla carne. Il mercato resta una nicchia, ma non più marginale: il sell-out vale circa 15 milioni di euro e nel 2025 ha registrato, in base ai dati Niq, un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.

A cambiare è stato anche il modo di consumarli. Non solo aperitivo o sfizio da banco, ma ingrediente per insalate, piatti vegetariani, creme salate e ricette domestiche. Una piccola riscoperta, certo. Ma visibile.

Proteine vegetali e sazietà: perché piacciono ai nuovi consumatori

La nuova fortuna dei lupini passa soprattutto dai loro valori nutrizionali. Sono ricchi di proteine vegetali, hanno un contenuto interessante di fibre e vengono sempre più spesso associati a un’alimentazione attenta al senso di sazietà e al controllo del colesterolo nel sangue, come indicano le ricerche sulle proprietà funzionali dei legumi.

Questo li rende vicini alle esigenze di un pubblico cresciuto negli ultimi anni: consumatori che non sono necessariamente vegani o vegetariani, ma cercano prodotti pratici, con pochi ingredienti e una funzione chiara nel pasto quotidiano. “Li compro per tenerli in ufficio, al posto delle solite patatine”, raccontano spesso i clienti nei punti vendita, secondo gli operatori del settore. Una frase semplice, ma dice molto.

Il tema, per le aziende, è stato renderli più facili. Il lupino tradizionale, infatti, richiede un consumo meno immediato: va sbucciato, ha un gusto deciso, conserva quella nota amarognola che non tutti apprezzano. Le versioni sgusciate e le confezioni monoporzione hanno allargato il pubblico, soprattutto tra chi cerca uno snack “on the go”, da portare in borsa o nello zaino.

Madama Oliva cresce del 10% e punta su snack e ricette

Tra le imprese che hanno intercettato questa domanda c’è Madama Oliva, indicata come market leader del segmento con una quota a valore del 19%. L’azienda ha chiuso il bilancio 2025 con oltre 55 milioni di euro di ricavi e più di un milione di confezioni di lupini vendute, registrando una crescita del 10%.

“Abbiamo puntato sull’innovazione, introducendo il lupino sgusciato e le confezioni snack per un consumo on the go”, ha spiegato Sabrina Mancini, direttrice marketing di Madama Oliva. La scelta, ha aggiunto, è stata anche quella di ampliare le occasioni d’uso del prodotto, portandolo fuori dalla logica del semplice aperitivo.

L’azienda ha lavorato con uno chef per sviluppare nuove ricette e proporre i lupini come ingrediente in versioni vegetariane o vegane di piatti della cucina italiana. Polpette, primi piatti, insalate proteiche: preparazioni domestiche, più che da ristorante. Ed è forse qui che il legume ha trovato una seconda strada, meno nostalgica e più quotidiana.

Coltivazioni in ripresa, ma lontane dai livelli del Novecento

La crescita della domanda, anche all’estero, ha riacceso l’interesse per la produzione italiana di lupini. Dopo anni di calo, la superficie coltivata nel Paese ha superato i 1.000 ettari, con un aumento del 75% rispetto a cinque anni fa. Il confronto con il passato, però, resta netto: nella prima metà del Novecento si arrivava a circa 40mila ettari.

Allora i lupini erano usati anche come coltura di rotazione, utili a migliorare la fertilità dei terreni e a ridurre il ricorso ai fertilizzanti. Oggi le coltivazioni sono concentrate soprattutto nel Centro-Sud e producono circa mille tonnellate di prodotto secco. Una quantità che aumenta di circa due volte e mezzo prima dell’arrivo in commercio, perché i legumi vengono sottoposti a vari risciacqui per ridurre la lupanina, la sostanza responsabile del sapore amaro.

Su questo fronte è al lavoro anche il Crea, che ha avviato progetti per introdurre genotipi di lupini privi degli alcaloidi responsabili dell’amaro. L’obiettivo è favorire la coltivazione, anche in regime biologico, nell’Italia meridionale e ottenere legumi destinati sia all’alimentazione umana sia a quella animale, in particolare per bovini da carne e suino nero siciliano. Una filiera ancora piccola, ma tornata a muoversi.

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