I più noti brand italiani dell’alimentazione

Pasta, caffè, dolci, snack, vino, alcolici rappresentano tutti settori in cui l’ingegnosità italiana è molto forte e traina l’economia

a:2:{s:5:"pages";a:6:{i:1;s:0:"";i:2;s:8:"La pasta";i:3;s:9:"Il caffè";i:4;s:19:"I dolci e gli snack";i:5;s:7:"Il vino";i:6;s:12:"Gli alcolici";}s:7:"content";a:6:{i:1;s:1064:"Pasta e vino, simboli del buon cibo italiano

Non pecchiamo certo di campanilismo nell’affermare che il cibo italiano è tra i migliori al mondo, sia come materia prima che come capacità di realizzare piatti sopraffini. Un’arte questa che è tramandata con le proprie particolarità in ogni famiglia, ma che in alcuni casi è diventata anche un’attività commerciale di altissimo livello.

La pasta, il caffè, i dolci e gli snack, il vino e gli alcolici sono tutti prodotti che (più o meno) si preparano in casa, ma sono anche un fiore all’occhiello del commercio italiano: quanti sono i pastifici in Italia? E le pasticcerie? Per non parlare poi delle cantine!

Ecco, quindi, un breve excursus sui brand italiani dell’alimentazione più noti, tanto a livello nazionale quanto globale.

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La pasta

La pasta è senza dubbio il primo alimento che viene in mente quando si parla di cibo italiano. Al di là del luogo comune, è un dato di fatto: a noi italiani la pasta piace e sappiamo prepararla. Testimonianza di questa passione sono anche i tanti pastifici – industriali o artigianali – che ci sono nel nostro Paese.

La Barilla, per esempio, è tra le più note aziende in tutto il mondo a produrre pasta: la sua nascita risale al 1877, a Parma, e venne fondata da Pietro Barilla.

La pasta Agnesi – che per un lungo periodo è stata molto nota in Italia per via di uno spot pubblicitario particolarmente azzeccato – nasce nel 1824 a Pontedassio (Imperia), grazie a Paolo Battista Agnesi.

E poi, ricordiamo, la pasta Divella, De Cecco, Rummo, Voiello e i tantissimi pastifici locali che ogni giorno ci permettono di mangiare questo ingrediente unico.

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Il caffè

Il caffè è una delle bevande più diffuse al mondo e in Italia è diventato un vero e proprio affare, anche dal punto di vista culturale: come non ricordare, per esempio, Eduardo De Filippo che spiega come fare un vero caffè napoletano? Si sente l’aroma del caffè solo ascoltando il grande Eduardo.

Varie sono le torrefazioni italiane che lavorano il caffè. Illy, per esempio, è un’azienda che si occupa del caffè e ne segue tutto l’iter dalla coltivazione fino alla vendita nei bar. Fondata nel 1933 a Trieste, oggi è sinonimo di qualità italiana in tutto il mondo; dal 2002 è anche sede dell’Università del caffè che ha diverse sedi in tutto il mondo.

Il caffè Lavazza – nome ufficiale Luigi Lavazza spa – nasce a Torino nel 1865 e per decenni è stato il caffè più amato dagli italiani, anche per via dello slogan particolarmente riuscito che diceva: “Più lo mandi giù, più ti tira su!”, talmente apprezzato che è diventato un modo di dire nella nostra lingua.

E ancora citiamo il caffè Kimbo, lo Splendid, il caffè Vergnano. E, anche qui, le varie torrefazioni locali che hanno ognuna la propria peculiarità.

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I dolci e gli snack

La tradizione dolciaria italiana è ricca e varia e ogni città o comune ha i propri prodotti caratteristici, che oggi – grazie anche a sagre di vario tipo – continuano a essere realizzati e apprezzati.

Ci sono poi dei dolci e degli snack che sono diffusi a livello nazionale e oggi sono prodotti industrialmente. Tra le eccellenze italiane in questo campo, ricordiamo la Ferrero e la Perugina (che ora è Nestlè), la Plasmon (che ora è del gruppo H. J. Heinz Company) i cui biscotti hanno fatto crescere migliaia di bambini nel corso degli anni.

E poi abbiamo i prodotti dolciari natalizi della Balocco, di Motta e Maina, per poi concludere con i gelati come Algida o Grom.

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Il vino

Il nettare degli dei scorre a fiumi nella nostra Penisola: vino rosso e vino bianco, bollicine e vino rosato è un tripudio di frutto della vite che riempie le nostre tavole. Sempre con un po’ di (sana) concorrenza con i vini francesi, la produzione italiana di vino è sempre apprezzata non solo in patria ma anche all’estero.

Testimonianza di questa passione per il buon bere sono le tante cantine che sorgono in Italia e i diversi vip stranieri che vengono qui da noi per coltivare uva da vino (pensiamo a Sting, per esempio).

Parlare delle aziende vitivinicole italiane è impossibile nello spazio di un post, ma ricordiamo Berlucchi (nata nel 1955 a Borgonato, Franciacorta – Bs), la Cantina sociale Gotto d’Oro (che ha aperto i battenti nel 1945 a Marino, sui Castelli Romani), le umbre Cantine Lungarotti (fondate nel 1962 a Torgiano – Pg) e le Cantine Ferrari (1902, a Trento) specializzate nella produzione di spumante.

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Gli alcolici

Oltre al vino, in Italia abbiamo una interessante produzioni di alcolici. Vale la pena di ricordare che gli alcolici vanno sempre usati con moderazione, perché, per quanto buoni possano essere, sono anche causa di diverse malattie.

Una pubblicità affermava che se si beve birra si sa quel che si beve e l’amore per la birra è cresciuto molto negli ultimi tempi, anche per via di diversi birrifici artigianali. In linea generica possiamo citare la Peroni (tanto che Peroni è diventato anche sinonimo di birra) e la Moretti.

Nel mondo degli alcolici figurano gli aperitivi che hanno contribuito a costruire la storia del costume italiano: si pensi al Martini, simbolo universale di bella vita anche grazie a James Bond, al Campari.

Importante anche il mondo degli amari, come l’Averna (il cui motivetto ha accompagnato molti di noi nella crescita) o il più locale – ma molto conosciuto – Amaro Lucano.
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