La Commissione europea presenterà domani, a Bruxelles, la nuova strategia Ue per la filiera zootecnica per aiutare gli allevatori a gestire meglio i rischi legati a cambiamenti climatici, volatilità dei mercati e malattie animali, secondo una bozza del piano visionata dall’ANSA e ancora suscettibile di modifiche fino all’adozione. Il documento, non vincolante, punta a rendere il settore degli allevamenti europei più resistente agli shock esterni, con strumenti finanziari dedicati, criteri comuni sulle emissioni e un nuovo capitolo sul benessere animale.
Un fondo per clima, assicurazioni e malattie animali
Il passaggio più concreto riguarda la nascita di un nuovo strumento finanziario europeo per la gestione dei rischi in agricoltura, pensato in particolare per la zootecnia. Nella bozza si legge che Bruxelles “sta collaborando con la Banca europea per gli investimenti” per sviluppare, nel prossimo bilancio Ue 2028-2034, un meccanismo capace di coprire le esigenze di assicurazione e riassicurazione legate al clima.
L’obiettivo è intervenire su un punto che gli allevatori segnalano da tempo: premi assicurativi elevati, coperture non sempre accessibili e danni sempre più frequenti dovuti a siccità, ondate di calore, alluvioni o crisi sanitarie. Il nuovo strumento, secondo il testo, dovrebbe estendere il sostegno anche ai rischi connessi alle epizoozie, cioè le malattie infettive che colpiscono gli animali e possono bloccare intere filiere.
Non si tratta, almeno per ora, di una misura già operativa. Serviranno il negoziato sul bilancio pluriennale e l’intesa con gli Stati membri. Ma il segnale politico è chiaro: la gestione del rischio agricolo entra nel cuore della strategia europea sugli allevamenti, in un settore dove un focolaio o una stagione estrema possono trasformarsi, nel giro di poche settimane, in una crisi economica.
Vaccini, epizoozie e regole comuni per gli allevamenti
Nel piano la Commissione promette anche una valutazione delle norme europee sulla vaccinazione animale e dei criteri usati per classificare le malattie. È un dossier tecnico, ma molto sensibile. Basta pensare alle restrizioni commerciali che possono scattare dopo un focolaio, ai costi per gli abbattimenti, ai tempi necessari per riaprire mercati interni ed esteri.
Palazzo Berlaymont intende verificare se l’attuale quadro regolatorio sia adatto a un contesto in cui la circolazione dei virus animali è influenzata da scambi commerciali, clima e mobilità. “Serve una filiera più resiliente”, si legge nella bozza, formula che torna più volte nel documento e che riassume l’approccio scelto dall’esecutivo europeo.
Accanto alla sanità animale, Bruxelles prepara criteri armonizzati per calcolare le emissioni degli allevamenti. Il punto è delicato: metano, gestione dei reflui, mangimi e consumo di suolo sono al centro del confronto tra istituzioni, imprese agricole e associazioni ambientaliste. La Commissione vuole evitare metodi di calcolo troppo diversi tra Paesi, che rischiano di creare squilibri competitivi e dati difficili da confrontare.
Export da 53 miliardi e domanda globale di carne in crescita
La strategia parte da un dato economico: la filiera zootecnica europea resta un settore rilevante per commercio, occupazione e sicurezza alimentare. Nel testo si ricorda che nel 2025 l’Ue ha esportato prodotti di origine animale per 53 miliardi di euro, mentre le importazioni si sono fermate a 16 miliardi. Una forbice che conferma il peso dell’Europa sui mercati internazionali.
Bruxelles prevede inoltre un aumento del consumo mondiale di carne per effetto della crescita demografica e dell’aumento dei redditi in diverse aree del pianeta. Non è, però, una lettura priva di tensioni. Da una parte c’è la domanda globale, dall’altra la pressione per ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti e migliorare il benessere degli animali.
La Commissione prova a tenere insieme questi due piani. Nel documento si parla di competitività, ma anche di sostenibilità e tracciabilità. Un equilibrio non semplice, soprattutto in Paesi dove gli allevamenti hanno dimensioni, modelli produttivi e costi molto diversi. Il tema, a Bruxelles, resta politico prima ancora che tecnico.
Benessere animale e piano europeo sulle proteine
La strategia riconosce la necessità di dare seguito all’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, che chiede l’eliminazione delle gabbie negli allevamenti. La richiesta, sostenuta da oltre un milione di firme, è da anni sul tavolo delle istituzioni Ue e continua a dividere governi, associazioni agricole e organizzazioni per la tutela degli animali.
Nel testo non viene indicato un calendario definitivo per nuove norme vincolanti. Si parla però di un percorso da costruire, con attenzione agli effetti economici sulle aziende e alla necessità di evitare che standard più severi in Europa favoriscano prodotti importati da Paesi con regole meno stringenti. È uno dei nodi più citati dagli allevatori.
La strategia sulla zootecnia sarà accompagnata da un piano d’azione per aumentare la produzione europea di proteine, dai mangimi alle colture proteiche, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze dall’estero. Soia e materie prime restano un tema strategico per il settore. E, in prospettiva, anche per l’autonomia alimentare dell’Unione.
Controlli sanitari e gestione dei dati in un allevamento bovino, tema al centro del piano Ue per ridurre i rischi del settore.






