Il Masaf e l’Associazione nazionale Città del tartufo hanno firmato oggi, 11 luglio 2026, a Roma, nella Biblioteca della Camera dei Deputati “Nilde Iotti”, un protocollo d’intesa per promuovere il consumo del tartufo, far conoscere la pratica della cerca e cavatura e valorizzare i territori italiani legati a questo prodotto, anche in chiave di turismo enogastronomico.
Masaf e Città del tartufo, l’accordo firmato alla Camera
L’intesa è stata sottoscritta da Teresa Nicolazzi, direttore generale del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e da Michele Boscagli, presidente dell’Anct, alla presenza del sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra e del questore della Camera Paolo Trancassini. Un passaggio istituzionale, ma anche molto concreto, perché mette insieme amministrazioni locali, filiera agroalimentare e territori dove il tartufo non è solo un prodotto: è economia, cultura rurale, identità.
La firma nella sala della Biblioteca “Nilde Iotti”, a pochi passi da Montecitorio, ha dato al protocollo un valore anche simbolico. Da una parte il Masaf, chiamato a sostenere le politiche nazionali di promozione del made in Italy agroalimentare; dall’altra l’Associazione nazionale Città del tartufo, che riunisce realtà comunali e territori in cui la tradizione della raccolta e della valorizzazione del tartufo è radicata da generazioni. “È un evento molto importante”, ha detto Boscagli, spiegando che l’accordo può aprire una collaborazione “fondamentale” con un ministero considerato strategico.
Cerca e cavatura, una pratica da far conoscere meglio
Il cuore dell’accordo riguarda la diffusione di una maggiore conoscenza del tartufo ammesso al consumo e al commercio, ma anche dei processi legati alla cerca e alla cavatura. Non si tratta soltanto di raccontare un alimento pregiato, spesso associato a tavole importanti e ristorazione di qualità, ma di spiegare cosa c’è prima: i boschi, i terreni, il lavoro dei cavatori, il rapporto con i cani addestrati, le regole da rispettare.
Secondo quanto indicato nella nota diffusa dopo la firma, l’Anct si impegna a promuovere iniziative capaci di valorizzare le aree vocate alla produzione spontanea del tartufo. Significa costruire percorsi, far dialogare comuni e operatori, sostenere eventi locali come mostre-mercato, fiere e appuntamenti dedicati. In molti centri dell’Appennino e delle aree collinari italiane, da anni, questi eventi non sono solo vetrine gastronomiche: portano visitatori nei borghi, riaprono piazze, danno lavoro a ristoratori, guide, produttori e piccole strutture ricettive.
La cerca e cavatura del tartufo, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2021, resta una pratica che vive soprattutto nella trasmissione diretta. Si impara nei boschi, spesso in famiglia, con gesti ripetuti e parole misurate. Anche per questo il protocollo punta a far emergere la parte meno visibile di una filiera che, dal terreno alla tavola, coinvolge comunità intere.
Turismo enogastronomico e borghi, la leva dei territori
Il Masaf, dal canto suo, si impegna a sostenere la valorizzazione del tartufo e dei suoi luoghi di origine, anche attraverso azioni di promozione e conoscenza. L’obiettivo dichiarato è doppio: rafforzare l’immagine di un’eccellenza italiana e contribuire a contrastare lo spopolamento delle zone rurali, un tema che riguarda molte aree interne del Paese.
Il legame tra tartufo e turismo enogastronomico è ormai consolidato, ma l’accordo punta a renderlo più strutturato. Non basta più, insomma, organizzare una fiera in autunno e attendere l’arrivo dei visitatori. Servono itinerari riconoscibili, informazioni corrette, esperienze legate al territorio e una comunicazione capace di distinguere il prodotto autentico dalle imitazioni o da offerte poco trasparenti.
In questo senso, la collaborazione tra ministero e Città del tartufo può diventare uno strumento utile per i comuni più piccoli. Sono luoghi dove una stagione favorevole, una manifestazione ben costruita o un percorso di visita possono incidere sulla vita economica locale. Bar, trattorie, agriturismi, botteghe. Tutto si tiene, spesso in un equilibrio fragile.
Il protocollo richiama anche la necessità di “evidenziare la qualità dell’alimento”, un aspetto non secondario. Il tartufo italiano, nelle sue diverse varietà, ha un mercato rilevante e una forte riconoscibilità, ma proprio per questo ha bisogno di tutela, tracciabilità e narrazione accurata. Non solo prezzo e prestigio, dunque. Anche conoscenza.
La Pietra: “Valorizzare il made in Italy agroalimentare”
“La valorizzazione del made in Italy agroalimentare è una priorità per il Masaf e per l’intero governo Meloni”, ha dichiarato il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra a margine della firma. Il rappresentante del ministero ha ricordato l’impegno assunto con il ministro Francesco Lollobrigida fin dall’insediamento: promuovere le eccellenze agroalimentari italiane e rafforzarne il legame con i territori.
Con questo protocollo, ha spiegato La Pietra, l’obiettivo è “mettere in campo la valorizzazione del tartufo e dei luoghi di origine dello stesso”. Una formula istituzionale, certo, ma che richiama un punto preciso: il prodotto non può essere separato dall’ambiente in cui nasce. Boschi, suoli, microclimi, conoscenze locali e regole di raccolta formano un sistema unico.
Anche Michele Boscagli, presidente dell’Anct, ha insistito sulla prospettiva di lungo periodo. L’accordo, ha detto, può portare “a una promozione e a una maggiore tutela e sviluppo del tartufo”. Parole misurate, pronunciate in un contesto formale, ma con un messaggio chiaro: la filiera chiede attenzione, coordinamento e strumenti stabili.
Ora la partita si sposta sull’attuazione. Il protocollo d’intesa dovrà tradursi in iniziative, progetti e occasioni concrete per i territori. Solo allora si capirà quanto l’accordo potrà incidere davvero sulla promozione del tartufo italiano, sul lavoro dei cavatori e sulla capacità dei borghi di trasformare una tradizione antica in una risorsa per il presente.
Tartufi e documenti sul tavolo durante un incontro istituzionale legato alla valorizzazione del tartufo italiano.






