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Pizzaioli in cerca di tutele: la sfida per un futuro più sicuro

Pizzaiolo in giacca bianca stende un disco di pasta su banco inox, con salsa di pomodoro e basilico accantoUn pizzaiolo al lavoro durante un evento di settore, immagine che richiama il tema delle tutele e del riconoscimento professionale.

I pizzaioli italiani e gli operatori del settore hanno chiesto, martedì 7 luglio 2026 a Roma, durante la seconda edizione di Pizza Convention alle Officine Farneto, il riconoscimento giuridico della professione per tutelare competenze, formazione e valore economico di un comparto che supera i 15 miliardi di euro l’anno. La richiesta, emersa nel confronto tra maestri pizzaioli, accademici ed esperti, punta a dare una cornice più solida a un mestiere che in Italia resta centrale nella ristorazione, ma che ancora fatica a trovare una definizione professionale condivisa.

Pizza Convention, a Roma la richiesta di riconoscere il mestiere di pizzaiolo

Al centro della due giorni romana, ospitata il 6 e 7 luglio negli spazi di Officine Farneto, c’è stato il tema del riconoscimento professionale del pizzaiolo. Non una questione solo formale, hanno spiegato gli organizzatori, ma un passaggio legato alla qualità del lavoro, alla sicurezza, alla formazione e alla capacità delle imprese di attrarre nuove generazioni. “Non può esserci futuro senza formazione e una posizione giuridica riconosciuta”, è il messaggio arrivato dal confronto, ripreso da diversi operatori presenti in sala.

La rassegna, alla sua seconda edizione, ha riunito nomi del mondo della pizza da tutta Italia: imprenditori, docenti, tecnici degli impasti, rappresentanti di associazioni e maestri pizzaioli. Il tono, più che celebrativo, è stato pratico. Si è parlato di contratti, percorsi didattici, aggiornamento professionale, ma anche del ruolo culturale della pizza italiana, ormai considerata un linguaggio gastronomico riconoscibile ben oltre i confini nazionali.

Il Manifesto “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare” e il peso del settore

Il momento più atteso è stato la presentazione del Manifesto programmatico “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, documento che raccoglie le priorità indicate dal comparto. L’obiettivo, hanno chiarito i promotori, è valorizzare il lavoro quotidiano dietro il banco: dalla scelta delle farine alla gestione delle lievitazioni, dalla cottura alla relazione con il cliente. Un mestiere artigiano, certo. Ma anche tecnico.

Il settore della pizza in Italia, secondo le stime richiamate durante l’incontro, vale oltre 15 miliardi di euro l’anno e coinvolge migliaia di attività tra pizzerie tradizionali, locali da asporto, catene, laboratori e ristoranti. Una filiera ampia, che tocca agricoltura, molitoria, caseifici, logistica, attrezzature professionali e turismo. Da qui la richiesta di una maggiore tutela: non solo per chi è già affermato, ma per chi entra oggi in cucina, spesso dopo corsi privati, apprendistato sul campo e turni lunghi.

“Serve un percorso chiaro, riconosciuto, leggibile anche per le famiglie e per le imprese”, ha confidato uno degli operatori presenti a margine del dibattito. In sala, tra appunti e strette di mano, il punto è tornato più volte: senza regole comuni, la qualità rischia di dipendere solo dalla buona volontà dei singoli. E questo, per molti, non basta più.

Premio Maestre della Pizza, sei professioniste premiate alle Officine Farneto

La Pizza Convention ha dedicato spazio anche alla presenza femminile nel comparto, con la consegna del premio Maestre della Pizza. Un riconoscimento pensato per dare visibilità a professioniste che, in territori diversi, hanno costruito percorsi riconosciuti tra impasto, gestione d’impresa e identità gastronomica. Applausi lunghi, qualche sorriso trattenuto, poi le foto sul palco.

Il premio è andato a Petra Antolini di Settimo Cielo a Pescantina, in provincia di Verona; a Marzia Buzzanca dell’Aquila; ad Amalia Costantini di Mater, a Fiano Romano; a Isabella De Cham, volto della pizza fritta napoletana con Isabella De Cham Pizza Fritta; a Roberta Esposito di Contrada, ad Aversa; e a Filomena Palmieri di Da Filomena, a Castrovillari. Sei nomi, sei storie professionali diverse, accomunate da una presenza sempre più forte in un ambito che per anni è stato raccontato quasi solo al maschile.

Il riconoscimento, hanno spiegato gli organizzatori, non vuole essere una parentesi separata, ma parte del discorso più ampio sulla tutela del mestiere di pizzaiolo. La crescita delle professioniste nel settore passa infatti dagli stessi nodi: formazione, accesso al lavoro, credibilità imprenditoriale, possibilità di essere valutate per competenza e risultati. Solo allora la rappresentanza diventa qualcosa di concreto.

Vera Pizza Napoletana Champion, i vincitori verso la finale di Napoli

Nel calendario della manifestazione si è svolto anche il Vera Pizza Napoletana Champion, contest nazionale promosso dall’Associazione Verace Pizza Napoletana. La gara ha portato a Roma concorrenti da diverse regioni, impegnati davanti a giurie tecniche e colleghi, tra forni accesi, panetti in lavorazione e tempi serrati. In palio c’era l’accesso alla finale nazionale di settembre a Napoli, appuntamento di riferimento per chi lavora sulla tradizione della pizza napoletana.

A conquistare il primo posto è stato Emanuele Rossi. Secondi, a pari merito, Davide Rossi e Salvatore Palluda; terzo classificato Massimiliano Barrà. I vincitori accederanno dunque alla finale napoletana, dove si confronteranno con altri qualificati selezionati nel percorso nazionale dell’associazione.

La gara ha chiuso due giorni in cui la pizza è stata raccontata non solo come prodotto, ma come professione, impresa e patrimonio culturale quotidiano. Dalle richieste sul riconoscimento giuridico ai premi, passando per il contest tecnico, il messaggio uscito da Officine Farneto è rimasto lo stesso: il futuro del settore passa dalla qualità, ma anche da regole capaci di dare dignità a chi quella qualità la costruisce ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.

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