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Olio, Aifo chiede al governo regole più dure contro le truffe

Bottiglie di olio su tavolo in acciaio con campione, moduli e taccuino, mentre un addetto controlla una bottigliaBottiglie e campioni di olio in un frantoio durante un controllo documentale e di etichettatura, tema al centro della richiesta di regole più dure.

Aifo, l’associazione italiana dei frantoiani oleari, ha chiesto oggi al ministero dell’Agricoltura e al Parlamento di aggiornare il sistema delle sanzioni sull’olio di oliva, dopo i dati sui controlli diffusi dal ministro Francesco Lollobrigida, perché — sostiene l’organizzazione — senza norme più moderne il contrasto a frodi e irregolarità rischia di restare incompleto.

Aifo chiede nuove sanzioni per l’olio di oliva

Il messaggio arrivato dai frantoiani è netto, anche se il tono resta istituzionale: bene il rafforzamento dei controlli, ma non basta. Secondo Aifo, il settore dell’olio di oliva ha bisogno di un quadro sanzionatorio aggiornato, capace di intervenire su comportamenti che danneggiano sia i consumatori sia le imprese che rispettano le regole.

La richiesta arriva dopo le comunicazioni del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, sui risultati dell’attività di vigilanza nel comparto. Un passaggio accolto con favore dall’associazione, che riconosce il lavoro dell’Icqrf — l’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi — e delle altre autorità coinvolte. Ma, spiegano dai frantoiani, “la tolleranza zero” deve poggiare su strumenti normativi senza zone d’ombra.

La proposta: modificare il decreto del 2016

Al centro dell’intervento sollecitato da Aifo c’è la proposta normativa già presentata dall’associazione per modificare il decreto legislativo 23 maggio 2016, n. 103. Il testo, secondo i frantoiani, andrebbe rivisto per adeguare in modo più preciso la disciplina nazionale alle attuali regole europee sugli oli di oliva e sulle relative classificazioni merceologiche.

Il nodo, non secondario, riguarda anche il passato. Per alcuni aspetti, la normativa italiana continua infatti a fare riferimento alla legge n. 1407 del 1960, una base considerata ormai non più sufficiente per governare un mercato cambiato nei processi produttivi, nei controlli e nella circolazione commerciale. Sessant’anni e più, in un settore così esposto alle frodi, pesano.

La proposta punta a introdurre definizioni merceologiche pienamente coerenti con la normativa dell’Unione europea. Non solo formule tecniche: da quelle definizioni dipendono etichette, documenti commerciali, controlli e responsabilità lungo la filiera. E, alla fine, la fiducia di chi compra una bottiglia sullo scaffale.

Tracciabilità, classificazioni e divieti più chiari

Tra le misure indicate da Aifo c’è il divieto di commercializzare oli privi dei requisiti di prodotto e di processo previsti per la categoria dichiarata. In altre parole, un olio venduto come appartenente a una determinata classe deve rispettare davvero le caratteristiche richieste, senza scorciatoie o interpretazioni di comodo.

L’associazione chiede inoltre di rafforzare la tracciabilità attraverso la corretta indicazione delle denominazioni nei documenti commerciali. È un passaggio tecnico, ma decisivo: fatture, registri e documenti di accompagnamento sono spesso il punto in cui si misura la coerenza tra ciò che viene prodotto, venduto e dichiarato. Solo allora il controllo può seguire il prodotto lungo la filiera.

Un altro capitolo riguarda la classificazione degli oli vergini, per la quale Aifo propone regole più chiare. Nel pacchetto rientrano anche sanzioni più incisive contro la commercializzazione di oli non commestibili e il divieto di detenere impianti di esterificazione negli stabilimenti in cui vengono prodotti o conservati oli destinati all’alimentazione. Un confine netto, chiesto da tempo da una parte degli operatori.

Amoroso: “Norme chiare contro i vuoti normativi”

“Il rafforzamento dei controlli è una scelta necessaria e va riconosciuto il lavoro svolto dall’Icqrf e da tutte le autorità impegnate nella tutela del settore”, ha detto il presidente di Aifo, Alberto Amoroso. Poi ha aggiunto il punto politico della richiesta: “Ma la tolleranza zero deve essere accompagnata da norme chiare, aggiornate e applicabili senza incertezze”.

Secondo Amoroso, non è accettabile che condotte dannose per i consumatori e per le imprese corrette possano beneficiare di vuoti normativi o di disposizioni risalenti a oltre sessant’anni fa. Parole misurate, ma il segnale è esplicito: il settore chiede controlli, sì, ma anche regole capaci di reggere davanti alle contestazioni e alle trasformazioni del mercato.

La partita, ora, passa al ministero dell’Agricoltura e al Parlamento. Aifo sollecita un seguito concreto alla proposta, in un momento in cui la qualità dell’olio italiano resta un tema economico e reputazionale. Per i frantoiani, la tutela della filiera non si esaurisce nei controlli sul campo: comincia anche da norme scritte bene, applicabili, e comprensibili per chi lavora ogni giorno negli stabilimenti.

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