News

Cibo spazzatura, snack salati ogni settimana per quasi un italiano su due

Banco di frutta e verdura in un ospedale con operatrice sanitaria, madre e adolescente; sullo sfondo un distributoreUn banco di prodotti freschi in ospedale, con il distributore automatico sullo sfondo, richiama il tema della prevenzione a tavola.

Il 45% degli italiani consuma snack salati almeno una volta alla settimana, mentre tra i giovani la quota sale al 61%: lo dice l’Instant report Coldiretti-Censis “Mangiare bene per vivere meglio”, presentato oggi, 12 luglio 2026, in occasione dell’iniziativa nazionale Campagna Amica per la Salute, promossa da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia in oltre 70 ospedali italiani ed europei, per riportare al centro il tema della prevenzione attraverso l’alimentazione.

Snack, merendine ed energy drink: i numeri del consumo in Italia

Il quadro che emerge dal rapporto Coldiretti-Censis racconta abitudini alimentari diffuse e, in molti casi, difficili da correggere. Oltre agli snack salati, consumati ogni settimana dal 45% degli italiani, il 34% dichiara di mangiare dolciumi e caramelle, il 31% sceglie merendine, il 20% ricorre a barrette proteiche e il 16% beve energy drink. Numeri che, letti insieme, mostrano quanto gli alimenti confezionati e pronti al consumo siano ormai entrati nella routine quotidiana, spesso tra una pausa di lavoro, l’uscita da scuola o un tragitto in metropolitana.

Tra i più giovani, però, il fenomeno cambia passo. Il 61% consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 47% mangia merendine, il 39% dolciumi, il 35% barrette proteiche e il 29% energy drink, una quota quasi nove volte più alta rispetto a quella registrata tra gli anziani. Non è solo una questione di gusto, spiegano gli organizzatori dell’iniziativa: pesano il marketing, le confezioni colorate, la pressione dei coetanei e l’idea, non sempre corretta, che certi prodotti “diano energia” o aiutino a sentirsi più in forma.

Alimentazione sana, gli italiani chiedono più trasparenza

Il dato forse più netto riguarda la consapevolezza generale: per il 97% degli italiani, mangiare in modo sano è essenziale per prevenire diabete, patologie cardiache e obesità. Eppure, nello stesso rapporto, emerge una difficoltà concreta nel distinguere un alimento utile alla salute da uno meno adatto a un consumo frequente. Da qui la richiesta di maggiore chiarezza: l’88% dei cittadini vuole conoscere la reale provenienza degli alimenti e dei loro ingredienti.

Dentro le famiglie, il tema è ancora più delicato. Il 58% dei genitori riconosce che i figli, appena possono scegliere da soli, tendono ad abbandonare un’alimentazione equilibrata; la stessa quota si dice favorevole a limitare il consumo di alimenti ultraformulati. “Non basta dire ai ragazzi cosa non devono mangiare”, è il ragionamento che filtra dagli ambienti Coldiretti, “bisogna rendere più accessibile ciò che fa bene”. Una frase semplice, ma che fotografa il problema: la prevenzione comincia spesso davanti a uno scaffale, o nel distributore automatico di una scuola.

Barrette proteiche ed energy drink, la percezione del rischio

Il rapporto segnala anche una percezione ambigua di alcuni prodotti. Il 27% degli italiani ritiene che barrette proteiche ed energy drink aiutino a mantenersi in forma; tra i giovani la percentuale sale al 35%, mentre è al 31% tra gli adulti e al 16% tra gli anziani. Proprio le bevande energetiche, secondo l’indagine, stanno conquistando spazio nelle abitudini dei ragazzi, spinte da campagne commerciali mirate, confezioni riconoscibili e dinamiche di emulazione sociale.

Accanto a questa tendenza, però, cresce anche la disponibilità a cambiare. Tre italiani su quattro dichiarano di essere pronti a rinunciare alle barrette proteiche e agli energy drink (in entrambi i casi il 75%), mentre oltre sette su dieci eliminerebbero merendine, dolciumi e caramelle. Più bassa, ma comunque maggioritaria, la quota di chi rinuncerebbe agli snack salati, pari al 63%. È un segnale interessante: la consapevolezza c’è, ma deve tradursi in scelte quotidiane, e non sempre il contesto aiuta.

Campagna Amica negli ospedali, dal Gemelli al Niguarda

Per questo Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia hanno portato i mercati contadini dentro oltre 70 strutture sanitarie, dal Niguarda di Milano all’Isola Tiberina di Roma, dal Gaslini di Genova al Santobono di Napoli. L’elenco completo degli ospedali aderenti è disponibile sul sito coldiretti.it. L’iniziativa consente a pazienti, familiari, operatori sanitari e cittadini di trovare prodotti agricoli freschi, locali, stagionali e tracciati direttamente negli spazi ospedalieri.

La giornata è stata aperta al Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli Irccs, primo ospedale ad avviare il progetto con Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia. “Siamo stanchi di vedere malati che hanno patologie che potrebbero essere prevenute”, ha detto Antonio Gasbarrini, direttore scientifico del Gemelli e presidente del comitato scientifico della Fondazione Aletheia. Gasbarrini ha spiegato che l’alimentazione è cruciale soprattutto nei primi vent’anni di vita e ha aggiunto che “portare un mercato agricolo in settanta ospedali italiani non è un gesto di comunicazione”, ma la prova che l’integrazione tra ambienti alimentari più protettivi e sanità può funzionare.

Sulla stessa linea Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto superiore di sanità, che ha richiamato il legame tra cibo e malattie croniche non trasmissibili. “Quando ingeriamo un alimento, dobbiamo avere le stesse certezze di quando assumiamo un farmaco”, ha affermato. Poi il punto, netto: la salute si costruisce nei luoghi della vita quotidiana, non solo negli ambulatori, e investire in prevenzione alimentare significa anche ridurre la pressione sul Servizio sanitario nazionale.

Change privacy settings
×