A Bolzano, lunedì 20 luglio 2026, la Libera Università di Bolzano ha indicato in irrigazione mirata, scelta di vitigni più resilienti e tecniche per ritardare la maturazione delle uve le strade principali per aiutare la viticoltura di montagna ad affrontare l’aumento delle temperature e le siccità più frequenti, con l’obiettivo di proteggere la qualità dei vini altoatesini.
Viticoltura di montagna, la risposta di unibz al clima che cambia
La ricerca arriva dalla Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari di unibz, dove il gruppo di Ecofisiologia dei sistemi arborei lavora da anni sui vigneti alpini e sulle loro reazioni allo stress climatico. Il punto, spiegano dall’ateneo, non è solo produrre uva in condizioni più difficili, ma mantenere equilibrio, acidità e identità dei vini. Una faccenda concreta, da filari e cantina.
Nel territorio altoatesino, dove molti vigneti si trovano su pendii, terrazze e quote diverse, il cambiamento climatico non si traduce in un unico problema. Le estati più calde anticipano la vendemmia, le fasi secche mettono sotto pressione le piante, mentre le piogge improvvise possono rendere meno efficaci alcuni interventi agronomici. È qui, nel dettaglio del singolo appezzamento, che si gioca la partita.
Maturazione anticipata, il ruolo del pinolene nei vigneti
Il primo studio, pubblicato sulla rivista Scientia Horticulturae, si concentra sull’anticipazione della maturazione delle uve, uno degli effetti più delicati dell’aumento delle temperature. Quando gli acini maturano troppo presto, il rischio è ottenere mosti con più zuccheri, quindi vini con gradazioni alcoliche più alte, e con una minore acidità. Un equilibrio che cambia. E non sempre in meglio.
I ricercatori hanno testato il pinolene, un antitraspirante naturale derivato dalle resine di conifera, già studiato in altri contesti viticoli. Applicato sulle piante, il prodotto forma una sottile pellicola che limita la traspirazione e può rallentare alcuni processi fisiologici della vite. Secondo i risultati indicati da unibz, il trattamento è riuscito a ritardare la maturazione di circa dieci giorni.
Dieci giorni, in vendemmia, possono fare la differenza. Possono significare notti più fresche, acidità meglio conservata, aromi meno schiacciati dal caldo. Eppure il quadro non è semplice: nei vigneti di montagna, le piogge estive possono dilavare il prodotto, riducendone l’efficacia e rendendo necessari interventi più precisi. Non basta applicare una tecnica. Bisogna capire quando, dove e con quale intensità.
Siccità e resa, il confronto tra Sauvignon Blanc e Chardonnay
La seconda ricerca, apparsa sull’Australian Journal of Grape and Wine Research, ha invece analizzato la risposta allo stress idrico di due vitigni bianchi molto diffusi: Sauvignon Blanc e Chardonnay. Gli studiosi hanno osservato il comportamento delle piante in diverse fasi di sviluppo degli acini, cercando di capire quando la mancanza d’acqua incida di più sulla resa finale. I dati, in questo caso, sono netti.
Secondo lo studio, una carenza idrica nelle prime fasi di crescita degli acini compromette la resa del vigneto più di una siccità tardiva. In altre parole, non conta soltanto quanta acqua manca, ma soprattutto quando manca. Una siccità precoce può lasciare un segno più pesante sulla produzione, anche se magari, a occhio, il vigneto sembra recuperare nelle settimane successive.
Dal confronto tra le due varietà è emerso anche un altro elemento utile per i viticoltori: lo Chardonnay si è mostrato più resistente alla scarsità d’acqua rispetto al Sauvignon Blanc. Questo non significa, precisano i ricercatori, che una varietà debba sostituire l’altra in modo automatico. Significa però che la scelta varietale diventa una leva di adattamento, insieme alla gestione del suolo, dell’irrigazione e della chioma.
Zanotelli: “Non esiste una soluzione universale”
“Non esiste una soluzione universale”, ha spiegato Damiano Zanotelli, docente di coltivazioni arboree alla Libera Università di Bolzano, commentando i risultati dei due studi. L’adattamento, ha aggiunto, passerà dalla combinazione di più strategie, costruite sulle caratteristiche del singolo vigneto. Un approccio meno standard, più paziente. Più vicino al lavoro quotidiano dei produttori.
Per la viticoltura altoatesina, il messaggio è chiaro: il clima che cambia non si affronta con una sola risposta tecnica, ma con una lettura puntuale del territorio. Irrigazione mirata, uso calibrato di prodotti come il pinolene, valutazione dei vitigni più resistenti e attenzione alle fasi sensibili della vite possono aiutare a difendere la qualità. Non per inseguire un modello astratto, ma per continuare a produrre vini riconoscibili, legati ai pendii, alle quote e ai suoli dell’Alto Adige.
Controlli in un vigneto di montagna con irrigazione a goccia, tra strategie di adattamento al caldo e alla siccità.






