Il Pecorino Romano resta gravato da un dazio del 10% negli Stati Uniti, dopo la revisione tariffaria confermata dall’amministrazione Trump il 24 luglio 2026, e il Consorzio di Tutela, guidato da Gianni Maoddi, chiede ora un intervento rapido della politica nazionale e regionale per sostenere un comparto decisivo per la Sardegna e per l’export agroalimentare italiano.
Dazi Usa sul Pecorino Romano, confermata la tariffa del 10%
La revisione delle tariffe americane non cambia il quadro per il Pecorino Romano Dop: il formaggio ovino italiano più venduto negli Stati Uniti continuerà a essere soggetto a un dazio del 10%. Una conferma che, nelle parole del presidente del Consorzio Gianni Maoddi, pesa su una filiera già esposta alle oscillazioni dei mercati e ai costi di produzione.
“Trump ha confermato i dazi del 10% sul Pecorino Romano, ora la politica deve aiutarci a gestire questo delicato momento”, ha detto Maoddi commentando l’esito della revisione tariffaria varata da Washington. Il punto, per il Consorzio, non è solo il livello della tariffa, ma il confronto con altri prodotti del comparto lattiero-caseario italiano, per i quali la nuova intesa commerciale avrebbe portato una riduzione dal 25% al 15%.
Per il Pecorino Romano, invece, tutto resta fermo. E fermo, in questa fase, significa più pressione sui margini, più incertezza per esportatori e trasformatori, più cautela negli acquisti da parte degli operatori americani. “È un aggravio sempre più difficile da sostenere per il comparto”, ha spiegato Maoddi, lasciando intendere che il tempo delle attese si sta restringendo.
Il Consorzio: “Serve il sostegno della politica”
Il Consorzio ha annunciato che esaminerà nel dettaglio il documento statunitense, un testo di oltre 400 pagine, per capire se esistano ancora margini tecnici o negoziali. “Per il Pecorino Romano al momento è tutto confermato così com’era”, ha ammesso Maoddi, aggiungendo che il Consorzio attende la convocazione della task force ministeriale nei prossimi giorni.
L’obiettivo dichiarato è provare a far rientrare il prodotto tra quelli esentati o, almeno, aprire una strada per una revisione successiva. Non è una partita semplice. Eppure, secondo il Consorzio, ogni spiraglio va seguito fino in fondo, perché il mercato americano rappresenta da anni uno sbocco centrale per il Pecorino Romano Dop, sia per volumi sia per valore.
“Il nostro auspicio è che ci sia ancora qualche possibilità per far rientrare il Pecorino Romano tra i prodotti esentati”, ha confidato Maoddi. Poi l’appello, diretto: “Ci servono aiuto e supporto da parte della politica, nazionale e regionale, con azioni e interventi immediati”. Una richiesta che arriva in un momento sensibile, con la filiera chiamata a programmare produzione, contratti e vendite della prossima stagione.
Sardegna e agroalimentare, una filiera sotto pressione
Il nodo dei dazi Usa non riguarda soltanto le imprese esportatrici. Il Pecorino Romano è una delle colonne dell’economia agroalimentare sarda: coinvolge allevatori, caseifici, stagionatori, commercianti e una rete di servizi che si muove attorno alla produzione del latte ovino. Quando il mercato rallenta, l’effetto arriva lungo tutta la catena.
La Sardegna, principale area produttiva, guarda quindi con attenzione alle decisioni di Washington e alle mosse di Roma. Per molti operatori, il mercato statunitense non è una destinazione secondaria, ma una componente strutturale dei bilanci. Un dazio del 10%, anche se inferiore a quello applicato ad altri prodotti in passato, può incidere sulla competitività rispetto ai concorrenti europei e internazionali.
Maoddi ha insistito su un punto: la filiera ha bisogno di stabilità. Non solo per affrontare il presente, ma per evitare che l’incertezza condizioni la nuova campagna produttiva. Mancano circa due mesi all’avvio della stagione, e in quel momento scelte commerciali, prezzi del latte e capacità di assorbimento del mercato diventeranno questioni concrete, non più dossier sui tavoli istituzionali.
Regione e Sfirs, gli strumenti finanziari per il comparto
Nel frattempo, il Consorzio accoglie con favore la delibera con cui la Regione Sardegna estende anche al comparto lattiero-caseario gli strumenti finanziari attivati attraverso Sfirs, la società in house regionale. Una misura attesa, ha spiegato Maoddi, perché può offrire un primo sostegno in una fase in cui liquidità e programmazione diventano decisive.
“È una delibera attesa, che viene incontro alle esigenze della nostra filiera”, ha sottolineato il presidente del Consorzio. Il coinvolgimento di Regione e Sfirs, nelle intenzioni del comparto, dovrebbe ora tradursi in passaggi operativi rapidi: accesso agli strumenti, tempi certi, interventi capaci di accompagnare le imprese prima dell’inizio della nuova campagna.
“Non c’è un minuto da perdere”, ha detto Maoddi. La frase, secca, restituisce il clima nel settore. Il Pecorino Romano cerca una via tra diplomazia commerciale, sostegni finanziari e tutela dei produttori. La partita, adesso, si gioca su due tavoli: a Washington, dove resta aperta la questione dei dazi, e in Italia, dove la politica è chiamata a dare risposte alla filiera.
Un addetto controlla la spedizione in un magazzino con forme di Pecorino Romano, mentre cresce l’allarme per l’export verso gli Usa.






