A Santo Stefano di Camastra, in Sicilia, la Società Agricola Halaesa ha chiuso nel 2026 un finanziamento da 20 milioni di euro con un pool di banche guidato da UniCredit per ampliare le coltivazioni di avocado biologico italiano, spinta dalla crescita dei consumi e dall’obiettivo di arrivare a 500 ettari entro il 2030. L’operazione, seguita da Pts come advisor finanziario, fotografa un passaggio non più marginale: il frutto tropicale, entrato da anni nei carrelli della spesa, comincia ad attirare capitali strutturati anche nel Mezzogiorno agricolo.
Avocado, consumi in crescita sulle tavole italiane
Il contesto aiuta a capire perché gli investitori guardino con attenzione al mercato dell’avocado. Secondo l’Osservatorio Ismea-Niq, presentato a Macfrut 2026, nel 2025 il valore dei consumi in Italia è aumentato del 47%, un dato che lo colloca tra i prodotti più dinamici della frutta tropicale acquistata dalle famiglie.
La spinta si vede anche nei flussi commerciali. Nel 2025 l’Italia ha importato circa 64.209 tonnellate di avocado, il 47% in più rispetto all’anno precedente, per un valore superiore a 164 milioni di euro; la cifra, secondo i dati della campagna europea “Avocado e mango d’Europa: Frutta dal Cuore”, promossa da Intertropic e cofinanziata dall’Unione Europea, risulta più che raddoppiata rispetto al 2020. E il 2026, almeno nei primi mesi, non ha invertito la rotta: il report Cso Italy su dati YouGov indica per il primo trimestre acquisti in aumento del 14% sullo stesso periodo del 2025, mentre il mercato ortofrutticolo nel complesso resta stabile.
Halaesa punta a 500 ettari entro il 2030
Dentro questa traiettoria si inserisce il piano di Halaesa, società agricola nata nel 2022 e già attiva con oltre 100 ettari di coltivazioni tra le province di Palermo, Messina e Siracusa. La società, partecipata da un club deal di investitori, punta a raggiungere 500 ettari entro il 2030 e stima, a piena produzione tra il 2033 e il 2034, un fatturato di circa 25 milioni di euro; oggi il valore alla produzione è indicato in 1,4 milioni.
Il primo raccolto di avocado biologico made in Italy è atteso per l’inverno. La coltivazione, spiega la società, segue principi di agricoltura rigenerativa, senza arature e senza uso intensivo di fitofarmaci, anche su terreni che in passato erano destinati alla viticoltura e poi abbandonati a causa delle temperature elevate. Una scelta agricola e industriale insieme: recuperare superfici rimaste fuori produzione e collocarsi in una domanda che, nei supermercati come nella ristorazione, continua a crescere.
Il finanziamento con UniCredit, Crédit Agricole, Mcc e BdM Banca
Il finanziamento da 20 milioni di euro è stato perfezionato con un pool bancario guidato da UniCredit, attraverso il team Agribusiness Sicilia in qualità di capofila. Al gruppo partecipano anche Crédit Agricole Italia, Mediocredito Centrale e BdM Banca; questi ultimi due istituti intervengono con un finanziamento da 5 milioni di euro nell’ambito del programma promosso da Mediocredito Centrale per sostenere iniziative imprenditoriali in Sicilia.
«L’intervento testimonia l’interesse del sistema finanziario verso iniziative caratterizzate da solide prospettive industriali», ha dichiarato Lelio Fornabaio, presidente di Pts, advisor finanziario dell’operazione. Dietro la formula tecnica c’è un segnale preciso: l’agricoltura siciliana non viene osservata solo come filiera tradizionale, ma anche come piattaforma per colture ad alto valore, purché sostenute da piani produttivi, capitale e sbocchi commerciali verificabili. Non una scommessa da vivaio, dunque. Un progetto con orizzonte lungo.
La filiera italiana dell’avocado si allarga
L’interesse per l’avocado italiano non riguarda soltanto la produzione in campo. Anche la distribuzione si sta muovendo, con iniziative che cercano di accompagnare il consumatore nella scelta e di rendere più riconoscibile il prodotto sugli scaffali. Battaglio, azienda torinese fondata nel 1972 e tra i principali operatori italiani nella distribuzione di frutta esotica, ha chiuso il 2024 con un fatturato di 250 milioni di euro e il 10 dicembre ha presentato un nuovo bollino e una confezione da 550 grammi per l’avocado Hass.
La stessa Battaglio coltiva avocado anche in Colombia dal 2018 attraverso Agricola Persea, segno di una filiera che resta internazionale ma guarda con più attenzione alla produzione europea e nazionale. Sul versante della filiera corta, il progetto cooperativo presentato in giugno da Legacoop Emilia-Romagna, con Coop Alleanza 3.0 e Apofruit, ha ridotto del 34% i giri dei mezzi di trasporto sul 95% dei volumi invernali scambiati tra le due cooperative e ha portato al debutto commerciale dell’avocado italiano insieme alla mela Regal You. Per Halaesa, ora, la sfida sarà passare dai numeri del piano ai frutti sugli alberi. E al banco vendita.
Controllo in un avocadoeto siciliano: l’espansione delle coltivazioni biologiche attira investimenti e nuovi ettari.






