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Olio in crisi, scorte bloccate nei frantoi: Calabria e Puglia chiedono aiuto

Silos in acciaio e fusti in un frantoio oleario, con un operaio che controlla una valvolaSilos pieni e fusti d’olio in un frantoio: le scorte invendute mettono sotto pressione la filiera in Puglia e Calabria.

L’olio d’oliva italiano entra nell’estate 2026 con oltre 200mila tonnellate della passata campagna ferme tra frantoi e cooperative, soprattutto in Puglia e Calabria, e le due Regioni hanno chiesto al ministero dell’Agricoltura lo stato di crisi per evitare che le giacenze blocchino la prossima raccolta e travolgano anche i produttori.

Olio invenduto, silos pieni nei frantoi

Il nodo, raccontano gli operatori della filiera, è tutto nei depositi: migliaia di quintali di olio extravergine e vergine sono rimasti stoccati dopo la campagna 2024-2025, quando molti frantoiani avevano deciso di non vendere subito. A inizio 2025 i primi segnali di calo dei prezzi avevano suggerito prudenza, quasi una scommessa: aspettare qualche mese, tenere il prodotto nei silos, confidare in una ripresa delle quotazioni.

Quella ripresa, però, non è arrivata. Anzi. «Lo scorso anno si parlava di 7-8 euro al chilo, oggi siamo intorno ai 4-4,5 euro», ha spiegato il presidente di Unapol, Tommaso Loiodice, fotografando una discesa che ha cambiato i conti di molte aziende. Nei piazzali dei frantoi, tra cisterne e registri di carico, il problema non è più solo il prezzo: è lo spazio, la liquidità, la capacità di programmare.

Puglia e Calabria chiedono lo stato di crisi

La richiesta arrivata da Puglia e Calabria al Masaf nasce da un dato semplice: insieme, le due regioni concentrano oltre la metà della produzione nazionale di olio d’oliva. Se il mercato resta fermo, il rischio è che la prossima raccolta trovi una filiera già satura, con frantoi meno disponibili a ritirare le olive e industrie di trasformazione più caute negli acquisti.

È qui che lo stato di crisi diventerebbe una leva concreta. Potrebbe aprire la strada a strumenti finanziari, sospensioni o moratorie sui debiti, misure di accompagnamento per aziende che negli ultimi mesi hanno visto ridursi i margini. Ma il percorso amministrativo è meno lineare di quanto appaia. I frantoi, infatti, sono il punto di passaggio tra agricoltori e industria, eppure non rientrano tra le imprese agricole: sono inquadrati come attività artigiane. Un dettaglio tecnico, certo. Ma decisivo.

Il dossier passa anche dal Mimit

Per questo il ministero dell’Agricoltura ha scritto nei giorni scorsi al ministero delle Imprese e del Made in Italy, ponendo il tema delle competenze sulla crisi dei frantoi oleari. La lettera, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, chiarisce che l’intervento non può essere gestito solo dal Masaf, proprio perché una parte rilevante degli stock è detenuta da soggetti non agricoli.

Dal Mimit è arrivata una disponibilità ad affrontare il dossier all’interno del tavolo dedicato all’agroindustria. Una sede più adatta, almeno sulla carta, per discutere di imprese artigiane, trasformazione, accesso al credito e rapporti con la grande distribuzione. In mezzo restano gli agricoltori, che guardano alla nuova campagna con una preoccupazione concreta: conferire le olive, incassare in tempi ragionevoli, non restare schiacciati da una crisi nata a valle ma destinata a risalire tutta la filiera.

Bando per gli indigenti e moratoria debiti tra le ipotesi

Tra le misure allo studio c’è anche un bando per destinare olio extravergine agli indigenti, proposta rilanciata da Coldiretti e arrivata sul tavolo del Masaf. L’idea è acquistare una parte delle giacenze e inserirla nei programmi di aiuto alimentare, alleggerendo così i magazzini e sostenendo, almeno in parte, i prezzi. «È una possibilità alla quale stiamo lavorando — ha detto il sottosegretario con delega al settore, Patrizio La Pietra — e cercheremo di attivare la misura nel minor tempo possibile».

La partita, però, non si chiude con un solo intervento. Servono tempi rapidi, perché la nuova raccolta non è lontana e i frantoi devono capire se potranno liberare capacità di stoccaggio. Servono anche risorse, regole chiare e un coordinamento tra Masaf, Mimit, Regioni e organizzazioni di categoria. Nei territori olivicoli, da Bari a Catanzaro, il messaggio che arriva dagli operatori è lo stesso: senza uno sbocco per l’olio invenduto, la crisi dei magazzini rischia di diventare crisi dei campi.

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