
Se avete voglia di cominciare l’anno in bellezza eccovi una tradizione che arriva dritta dritta dalla Francia, dove la tradizione vuole che si preparino per festeggiare l’inizio dell’anno nuovo. E quando si tratta di autentiche crêpes, non ci sono dubbi che tengano. Preparate la pasta e procuratevi una moneta, meglio se preziosa. Da queste parti si dice che averla addosso mentre le si prepara (ma bisogna farlo rigorosamente entro la mezzanotte del primo dell’anno) assicura 12 mesi di ricchezza economica… e con i venti che corrono, crederci un po’ non costa niente!
Ingredienti (per 6 persone): 250 gr di farina, 4 uova, 1/2 lt di latte, 100 gr di zucchero superfino, 50 gr di burro, 1 sacchetto di zucchero vanigliato, 1 cucchiaio di rhum scuro (io amo molto il Negrita), 1 pizzico di sale, melange 4 spezie, cannella.
Preparazione: Mettere in un’insalatiera capiente, la farina, le uova, lo zucchero vanigliato, il sale, il latte e il rhum. Battere con la frusta a mano avendo cura di amalgamare bene tutti gli ingredienti tranne le spezie e il burro. Far riposare la pasta per almeno un’ora in un luogo fresco e asciutto. Riscaldare una padella e posarvi una noce di burro, versarvi mezzo mestolo di pasta e far cuocere 1 minuto e 1/2 per lato. Posare su un piatto, cospargere immediatamente di zucchero superfino e piegare in quattro per ottenere dei ventagli. Servire calde con una spolverata di 4 spezie e cannella.
Crêpe dolci



A me personalmente usare lo zucchero bianco non piace proprio: è troppo raffinato, troppo “chimico” e troppo dolce per i miei gusti. Ne ho provate tante di alternative, ma alla fine ho deciso di optare per lo zucchero di canna integrale (o grezzo) per zuccherare le bevande e per altre tipologie di zuccheri per i miei dolci. Vediamo quali nello specifico.
Il miele resta sempre il numero uno: contiene meno calorie ed è formato da glucosio e fruttosio. Ha un gusto ed una composizione più ricchi rispetto al normale zucchero raffinato e contiene moltissime vitamine.
Le altre due alternative sono: la melassa e lo sciroppo d’acero. La prima è un sottoprodotto della lavorazione dello zucchero stesso, rispetto al quale è molto più ricca in sali minerali. Il secondo ha l’aspetto di un liquido zuccherino, contiene circa un terzo d’acqua, quindi ha meno calorie. Al momento dell’acquisto, va controllato che sia un prodotto di grado C, più puro dello sciroppo di grado A o B.
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Le Feste sono finite, ma se avete voglia di un altro abbraccio dolce e di un tenero bacio al cioccolato, riprendete in mano la ricetta delle praline al cacao che vi ho proposto la scorsa settimana e seguitemi alla scoperta della variante alle nocciole.
Cosa vi occorre: oltre agli ingredienti già indicati, 100 g di nocciole e zucchero q.b.
Come si preparano: eseguite il procedimento già illustrato, fino al momento in cui otterrete il composto da cui fare le praline. Aiutandovi con un cucchiaio, formate dei quadratini o dei rettangolini anziché delle palline; intanto tostate le nocciole per un paio di minuti in forno al grill, sbriciolatele, mischiatele alo zucchero e ripassatele al grill finché lo zucchero non si caramellerà. Fate raffreddare, poi passateci le praline da tutti i lati per farlo aderire. Servitele con il caffè, oppure come accompagnamento a un bel gelato o, se preferite, a uno yogurt.
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La creatività continua ad abbattersi sulle caramelle gommose a forma di orsetti. Dopo i maggiori usi impropri che un fotografo ne può fare, e dopo tutte le mutilazioni, le torture, i riutilizzi che il bambino che è in ognuno di noi è in grado di infierire loro, ecco una ricetta dalla preparazione semplice ma perversa, che certamente farà sorridere i vostri ospiti. Da preparare rigorosamente lontano dalla derisione dei bambini.
Ci servono soltanto: una confezione di orsetti (preferibilmente Orsetti d’Oro Haribo), della Vodka e un recipiente di vetro, meglio se basso e largo. Disponiamo qualche strato di orsetti nel recipiente, e colmiamo ben bene di vodka fino a riuscire a coprire completamente anche l’ultimo orecchio di gomma, ma non di più. Gli orsetti, lasciati riposare, assorbiranno tutta la vodka: ci vorranno giusto un paio di giorni. Se avete un frigo molto “odoroso” potete coprire il recipiente con del cellophane.
Quando la vodka sarà del tutto assorbita, vedrete che gli orsetti avranno subito i tipici sintomi dell’alcolismo di lungo corso: saranno molto più grossi, arrossati, in certi casi anche un po’ deformati. Ma saranno talmente irresistibili che non avrete neanche il tempo di sentirvi in colpa. Da provare anche con altri tipi di caramelle gommose (come vermi o topi), e anche in versione “light” senza zucchero, con meno gradazione alcolica. Un’ultima variante: cuba libre gommoso con Haribo gusto Cola immerse nel rum.
via MixThatDrink
Ed eccoci qui, seduti per terra come vuole la tradizione turca, con un ampio tovagliolo sulle ginocchia per raccogliere le briciole… siamo quasi arrivati alla fine del pasto, ma si può dire che manca ancora la parte più importante: quella dei dolci, che in Turchia vengono consumati in silenzio e con doveroso rispetto. Pensate che in epoca ottomana ognuna delle dolcezze turche era servita con un cucchiaio e un bicchiere d’acqua che serviva a meglio deglutire ogni boccone.
Non potete assolutamente esimervi dall’assaggiare i lukum, letteralmente ‘delicatezze’ tuche, quadretti di gelatina dolcissimi preparati in genere lisci con zucchero a velo o frutta secca (lo sapevate che la Turchia è la patria incontrastata di nocciole ecc?) oppure con petali di rosa o semi di papavero. Un po’ allappanti ma imperdibili.
Ci sono poi i baklava, specialità reperibili in tutta l’area balcanica, la cui paternità ha visto a lungo opporsi greci, turchi e ciprioti. Potete prepararli anche da voi con pasta sfoglia, miele, pistacchi e nocciole, sciroppo dolce. Tritate la frutta secca e amalgamatela con il miele, quindi preparate dei dolcetti millefoglie alternando uno strato di pasta a uno strato di composto, Cuocete in forno e poi ammorbidite i dolcetti imbevendoli nello sciroppo. Et voilà.
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C’è solo l’imbarazzo della scelta dei benefici che si possono trarre dal consumo del frutto a grappoli per eccellenza: l’uva. Oltre a regalarci il nettare di-vino, infatti, mangiarla fresca, bianca o rossa che sia, è davvero una ‘mano santa’ per il nostro organismo.
Innanzitutto scopriamo che è ottima contro gli scompensi cardiaci e le neuropatie; inoltre, dalla spremitura degli acini, si ottiene un olio ricco di acidi grassi polinsaturi che aiuta a mantenere sotto controllo il livello di colesterolo nel sangue. Non solo: la sua polpa, ricca di glucosio, levulosio e saccarosio ne fa un frutto molto nutriente ed energetico.
Tra i ‘gioielli’ che racchiude in sé, l’uva è ricca di pectine e acido tartarico, protettore dell’apparato digerente, di potassio che ha un potente effetto diuretico e un’azione depurante. Inoltre, benché sia zuccherina, in quantità limitate è indicata anche per le diete ipocaloriche grazie al suo potere disintossicante. Quanto alle vitamine contenute nei suoi chicchi, infine, non c’è che dire, non ne manca una: A, C, PP,B1, B2 e molti i sali minerali come il sodio, il calcio, il potassio, il magnesio e il manganese, lo iodio, il fosforo, il ferro e il cromo; è utile, dunque, anche alla cura dei capelli e della pelle.
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A chi piacciono le marmellate più aspre non può non piacere quella di ribes. E’ particolarmente buona sulla crostata.
Ingredienti: 1 kg di ribes, 1 kg di zucchero semolato, 1 limone.
Procedimento: Si comincia la sera prima, tagliate il limone in tante fette, mettete i frutti interi in una ciotola e copriteli con le fettine di limone, lasciate riposare una notte.
Il mattino dopo togliete il limone e passate i ribes in un passa verdure, direttamente dentro una pentola antiaderente. Passateli 2 volte, la prima nei forellini un po’ più larghi, la seconda in quelli più stretti.
Aggiungete lo zucchero e accendete il fuoco. Raggiungete il bollore mescolando continuamente, eliminate la schiuma che si produce con una schiumarola.
Una volta raggiunto il bollore continuate a mescolare a fuoco sempre lento.
Per capire se la marmellata è pronta prendetene un cucchiaino e mettetelo in un piatto, se con il raffreddamento si rassoda vuol dire che è pronta.
Una volta pronta versatela ancora calda in barattoli di vetro, fatela raffreddare per bene e poi chiudete i barattoli. La vostra marmellata si conserverà per moltissimo tempo.
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Questi dolcetti sono biscotti frollini a forma di margherita o di ciambella, tipici della zona di Torriglia, località dell’entroterra genovese, a ridosso dell’Appennino ligure, dove ogni anno infatti si tiene la Sagra del canestrello.
Ingredienti: mezzo chilo di farina di grano tenero, 3 etti e mezzo di burro, un etto e mezzo di zucchero, un uovo, zucchero a velo.
Procedimento: Innanzitutto fate ammorbidire il burro, poi amalgamatelo bene in una ciotola con lo zucchero, fino ad ottenere un composto omogeneo.
A questo punto unite il tuorlo d’uovo e continuate ad amalgamare, il bianco dell’uovo tenetelo da parte.
Iniziate poi ad aggiungere la farina a poco a poco continuando ad impastare sulla spianatoia. Quando la pasta vi sembra ben omogenea rivesti tela con la pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigo per un ventina di minuti.
Adesso tirate una sfoglia dello spessore di un centimetro e, con appositi stampini (non è obbligatoria la forma a margherita, se non la trovate va benissimo anche un bicchiere) fate i canestrelli.
La notizia è uscita giorni fa sull’autorevolissimo quotidiano britannico, ma vale davvero la pena di riprenderla: si tratta di far luce su alcune ‘leggende metropolitane’ che circolano intorno al cibo.
Iniziamo da tutto ciò che si sente dire in giro e altro non è se non un cumulo di baggianate: ad esempio, mangiare alimenti che contengono rame (crostacei ma anche semi di girasole, pistacchi e mandorle) non blocca l’insorgere di capelli bianchi, mentre è vero il contrario, e cioè che una dieta povera di rame li incrementa; la cottura dei cibi non distrugge i minerali, praticamente inattaccabili ad eccezione del potassio, che resta nell’acqua di cottura.
E ancora: mangiare gelatina non fortifica le unghie, non è inevitabile ingrassare quando s’invecchia (si perde massa muscolare, quella sì, ma si può combattere il processo praticando regolare attività fisica) e soprattutto la pizza a taglio non fa male, anzi: se consumata nella variante margherita e accompagnata con un’insalata è un pasto più che equilibrato.
Veniamo ora alle perle di saggezza: il peperoncino dà assuefazione? Vero, perché insieme alla sostanza che trasmette al nostro cervello la sensazione di bruciore ne rilascia anche un’altra che indica piacere; lo zucchero fa bene contro il mal di gola e le cavallette sono davvero più nutrienti (e molto meno appetibili) delle aragoste con ben 14 grammi di proteine l’una contro gli 11 del prestigioso crostaceo.
Infine: le donne preferiscono cibi dolci e grassi e gli uomini quelli salati (ma non sempre magri) e le mele possono sconfiggere l’herpes grazie alla quercetina, ma bisogna mangiarle con la buccia.
Speriamo di aver risposto a qualche vostro interrogativo esistenziale.
Il Parlamenti europeo ha approvato un provvedimento che permette ad alcuni Paesi di aggiungere zucchero nel vino per aumentarne il tasso alcolico.
La proposta ha scatenato il malcontento dell’Unione mondiale degli enologi e dei produttori di vino italiani, mentre in sede dibattimentale era appoggiata dalla Germania e alla fine (per questo l’ha spuntata) dalla Francia.
Secondo gli esperti, infatti, il vino va ‘corretto’ soltanto con prodotti derivati dall’uva, ad esempio il mosto concentrato, e non dallo zucchero estratto dalle barbabietole, che non c’entra nulla.
Il problema, ancora una volta, è semplicemente di natura economica: lo zucchero costa meno della metà del mosto e quindi il provvedimento avvantaggia i Paesi più ‘deboli’ dell’Unione, come quelli dell’Europa orientale, senza considerare che ora si dovrà cercare un’altra destinazione (e non più la trasformazione in mosto concentrato) per gli oltre 15 milioni di ettolitri di vino in esubero stoccati ogni anno in tutto il continente.