La Guida Michelin ha presentato oggi, martedì 7 luglio 2026, a Digione, nel Palazzo dei Duchi di Borgogna, la prima selezione delle Uve Michelin 2026, il nuovo riconoscimento dedicato al vino francese, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro dei domaines e la qualità dei vini prodotti in una delle regioni vitivinicole più osservate al mondo.
La Guida Michelin entra nel vino con le Uve 2026
Dopo ristoranti e hotel, la Guida Michelin allarga il proprio campo d’azione al mondo del vino francese e lo fa partendo dalla Borgogna, territorio che più di altri ha costruito la propria reputazione sulla relazione stretta fra terroir, denominazioni e mani dei vignaioli. La presentazione si è svolta nel cuore di Digione, dentro l’antico Palazzo dei Duchi di Borgogna, oggi sede del municipio: una scelta non casuale, quasi una dichiarazione d’intenti.
La prima selezione delle Uve Michelin 2026 comprende 94 aziende vinicole, fra domaines affermati e realtà meno note al grande pubblico. Di queste, 62 tenute hanno ricevuto una distinzione con le Uve, mentre altre 32 aziende sono state inserite nella selezione senza attribuzione del simbolo. Un debutto misurato, almeno nei numeri, ma già capace di indicare una direzione: portare nel vino un metodo di valutazione riconoscibile, costruito sulla visita, sull’assaggio e sulla coerenza del lavoro nel tempo.
Nove domaines premiati con le 3 Uve Michelin
Nel dettaglio, la distinzione più alta, le 3 Uve Michelin, è stata assegnata a 9 domaines della Borgogna, considerati dalla guida come esempi di vertice per qualità, precisione e identità produttiva. Altre 20 aziende vinicole hanno ottenuto 2 Uve, mentre 33 domaines sono stati premiati con 1 Uva. Numeri che, letti insieme, restituiscono un quadro ampio della regione, senza concentrarsi soltanto sui nomi già consacrati dalle aste internazionali e dalle carte dei grandi ristoranti.
La Borgogna resta un territorio complesso, frammentato in parcelle, climat, denominazioni e gerarchie maturate nei secoli. Eppure la nuova selezione sembra voler guardare anche oltre l’etichetta più nota, soffermandosi sul lavoro quotidiano in vigna e in cantina. È lì, tra potature, rese, vinificazioni e scelte di affinamento, che la guida individua la personalità di ciascun domaine. Non solo il blasone, dunque. Anche la mano.
Poullennec: “Una Borgogna fedele alla propria eredità, ma viva”
“Questa prima selezione delle Uve Michelin rivela una Borgogna fedele alla propria eredità, ma decisamente viva”, ha spiegato Gwendal Poullennec, direttore internazionale della Guida Michelin, durante la presentazione a Digione. Secondo Poullennec, la regione resta “una delle più strutturate al mondo per la gerarchia dei suoi terroir e delle sue denominazioni”, ma l’eccellenza, ha aggiunto, “non si limita al prestigio di un nome”.
Il punto, nelle parole del direttore, è la capacità dei vignaioli di imprimere un carattere riconoscibile ai propri vini. “Si esprime prima di tutto nella precisione del lavoro svolto in vigna come in cantina, così come nella personalità che ogni vignaiolo imprime al proprio domaine, al servizio della qualità dei vini”, ha detto ancora Poullennec. Una frase che sintetizza la filosofia del nuovo progetto: meno attenzione alla rendita di posizione, più spazio alla coerenza produttiva.
Nella selezione, ha confidato la direzione della guida, convivono generazioni diverse, aziende familiari con radici profonde e nuove realtà nate da percorsi più recenti. La fotografia è quella di un vigneto che si muove, cambia passo, sperimenta, pur rimanendo legato alla propria identità. In Borgogna, del resto, l’equilibrio è sempre delicato: innovare senza strappare, interpretare senza cancellare ciò che c’era prima.
Un nuovo segnale per il turismo del vino in Francia
L’arrivo delle Uve Michelin potrebbe avere ricadute anche sul turismo enologico in Francia, settore che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nelle scelte dei viaggiatori. La Borgogna, con Digione, Beaune e i villaggi della Côte d’Or, è già una meta consolidata per appassionati, ristoratori, sommelier e collezionisti. Un riconoscimento Michelin, per molte cantine, può diventare un elemento in più nella relazione con il pubblico internazionale.
Resta da capire come il sistema delle Uve Michelin sarà percepito dai produttori e dagli operatori del settore. Nel mondo del vino, dove guide, punteggi e classifiche hanno da tempo un ruolo rilevante, l’ingresso di un marchio come Michelin porta attenzione, ma anche aspettative. La guida, per ora, sceglie un approccio prudente: una prima selezione territoriale, centrata sulla Borgogna, con criteri presentati attraverso il linguaggio della qualità, della precisione e dell’identità.
La novità, intanto, è segnata. Nel salone del municipio di Digione, tra pietra antica e stemmi ducali, la Guida Michelin ha aperto un nuovo capitolo del proprio racconto gastronomico. Non più soltanto tavole e cucine, ma anche bottiglie, vigne, cantine. E una regione, la Borgogna, chiamata a fare da laboratorio per una distinzione che potrebbe presto guardare ad altri territori del vino francese.
Bottiglie e calici per una degustazione in una sala storica, durante una presentazione dedicata alle cantine della Borgogna.






