Apofruit Italia ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita e una liquidazione record ai soci, ma nell’estate 2026, tra Nord e Sud del Paese, l’ondata di calore, la scarsità d’acqua e gli effetti del cambiamento climatico stanno mettendo sotto pressione i raccolti e l’organizzazione del lavoro degli oltre 2.600 produttori della cooperativa.
Apofruit, estate partita bene poi frenata dal caldo
La stagione era cominciata con segnali incoraggianti per Apofruit, cooperativa ortofrutticola con soci distribuiti dal Trentino alla Calabria. Il mercato aveva risposto bene su pesche, nettarine, albicocche, susine e, più di tutto, sui mirtilli, prodotto che nelle prime settimane estive aveva mostrato una domanda sostenuta. Anche il biologico aveva dato risultati solidi: a giugno le vendite a valore e a volume di Canova, società specializzata presente in Italia, Spagna e Francia, sono cresciute del 30%, mentre ViviToscano, attiva soprattutto nel Centro-Sud, ha registrato un incremento del 40%.
Poi, però, il quadro è cambiato. Il caldo prolungato ha inciso sui campi, sui tempi di raccolta, sulla qualità di alcune produzioni. “I nostri produttori subiscono gli effetti del cambiamento climatico e sono molto preoccupati”, ha spiegato Mirco Zanotti, presidente di Apofruit Italia, realtà che quest’anno celebra il suo 65esimo anniversario. Non è solo una questione di resa. In alcuni areali, ha confidato chi segue i conferimenti, “si lavora prima dell’alba e poi ci si ferma, perché nelle ore centrali non si può stare in campo”.
Mele Gala e acqua, le criticità nei campi
Tra i casi citati dalla cooperativa c’è quello delle mele Gala, la cui raccolta avviene in agosto e che, secondo le valutazioni interne, potrebbero diventare più difficili da coltivare in alcune zone. Zanotti ha parlato di un 20% di prodotto bruciato dal caldo, un dato che fotografa la pressione esercitata dalle temperature alte su colture considerate fino a pochi anni fa più gestibili. Il rischio, ha aggiunto, è che alcune varietà finiscano “a rischio di espianti”, se non più compatibili con le nuove condizioni climatiche.
Il problema dell’acqua non riguarda più soltanto le aree meridionali. Anche al Nord, dove la disponibilità idrica era spesso percepita come meno esposta, le aziende agricole segnalano difficoltà crescenti. Nelle assemblee straordinarie convocate da Apofruit per incontrare i soci conferitori, il messaggio emerso è stato netto: il clima riguarda tutti, senza molte differenze tra pianura, collina e aree tradizionalmente più protette. E, accanto all’acqua, pesa la disponibilità di manodopera, sempre più decisiva quando i calendari di raccolta devono essere riscritti in pochi giorni.
Reti antigrandine e nuove varietà per adattarsi
La risposta delle aziende passa anche dagli investimenti. Le reti antigrandine, nate per proteggere i frutteti dagli eventi violenti, vengono utilizzate con maggiore frequenza come schermo contro l’irraggiamento solare. Non risolvono tutto, naturalmente. Ma aiutano a limitare i danni nei periodi più caldi, soprattutto quando le temperature restano alte per diversi giorni e la frutta rischia di perdere calibro, colore o consistenza.
Cambia anche la scelta delle varietà. I tecnici guardano con più attenzione a produzioni capaci di reggere meglio stress termico e minore disponibilità d’acqua, senza perdere mercato. È un passaggio delicato, perché in ortofrutta non basta piantare una varietà più resistente: servono anni, contratti, sbocchi commerciali, abitudini dei consumatori. Nel frattempo, la cooperativa deve tenere insieme redditività, qualità e continuità delle forniture. Una partita stretta. E giocata stagione dopo stagione, spesso con margini ridotti.
Bilancio 2025 positivo, ma il gruppo resta sotto pressione
Il bilancio 2025 di Apofruit Italia si è chiuso con numeri in crescita. Il fatturato è salito del 5%, raggiungendo 313 milioni di euro, mentre l’utile netto ha segnato un aumento del 52% rispetto al 2024, superando 1,3 milioni di euro. Il bilancio consolidato, che comprende le otto società controllate operative in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, ha portato il Gruppo Apofruit oltre i 401 milioni di euro di giro d’affari, con un incremento del 6%. L’utile netto consolidato, però, si è ridotto a 427mila euro, circa la metà rispetto all’anno precedente.
Un dato centrale riguarda la liquidazione ai soci produttori. A fronte di un aumento del 2,5% dei quantitativi conferiti, ai produttori sono stati riconosciuti 147,5 milioni di euro, il 4,8% in più rispetto al 2024. Le produzioni invernali 2025 — kiwi, mele, pere, agrumi, patate e cipolle — hanno generato 80,51 milioni di euro, in crescita del 9,3%, con volumi conferiti pari a 969mila quintali, l’8% in più su base annua. Nel conto rientrano anche 1,5 milioni di euro destinati al ripristino della capacità produttiva delle aziende agricole romagnole colpite dall’alluvione del 2023.
Il risultato economico conferma la capacità della cooperativa di creare valore, ma non cancella le incognite. Cambiamento climatico, acqua, costi e lavoro restano le variabili che possono spostare l’equilibrio di una stagione. Per Apofruit, dopo un 2025 positivo, il punto è proprio questo: difendere i risultati raggiunti mentre il campo, letteralmente, cambia sotto i piedi dei produttori.
Un lavoratore ispeziona mele danneggiate dal caldo in un frutteto con reti protettive e irrigazione a goccia, tra siccità e ondate di calore.






