
I fichi al forno costituiscono un dessert senza dubbio d’effetto ma anche molto dolce. Personalmente non li servirei a fine pranzo, ma da soli, magari per una merenda, accompagnati da un vino liquoroso.
Per quattro persone occorrono: 50 ml di marsala (o, in alternativa, di rum), 8 fichi maturi, zucchero di canna, cannella in polvere.
Pulite i fichi con delicatezza, incideteli a croce dal lato del picciolo fino a metà altezza (in modo che si aprano come un fiore). Adagiateli nella teglia per il forno (o in terrine monoporzione) e riempite l’apertura a croce con un cucchiaino di zucchero di canna e una spruzzatina di cannella. Irrorate con il marsala (o il rum) e infornate per 10 minuti a forno preriscaldato a 180 gradi. Prima di servirli, lasciateli intiepidire e bagnateli con il fondo di cottura.
“Il cibo parla… lo senti? Cosa ti sta dicendo?”: con questa battuta Morgan Freeman insegna al protagonista di Danny the Dog, Jet Li, la sacra arte di scegliere il melone al supermercato. Chissà se lo stavano acquistando per preparare il melone al porto… In questo film del 2005, che racconta la storia di Danny, costretto ai combattimenti clandestini da un boss della malavita fin da quando era piccolissimo, ma che poi riesce a conoscere il mondo e a vivere una vita normale grazie all’affetto di un pianista cieco e di sua figlia, i riferimenti culinari sono molti. Danny, infatti, tra le altre cose che dovrà imparare, c’è mangiare un gelato alla vaniglia (la sua prima impressione è “freddo e dolce”) e cucinare un buon sughetto al pomodoro. Noi, però, visto che fa ancora caldo, preferiamo il melone al porto.
Cosa vi occorre: ½ melone bianco, ½ melone giallo, 1.5 bicchieri di porto, foglioline di menta fresca.
Come si prepara: tagliate i meloni, privateli con cura dei semi e della buccia, quindi tagliateli a pezzetti della grandezza che preferite, quindi lasciateli a macerare nel porto in frigo per almeno due ore. Al momento di servire guarnite le coppette con le foglioline di menta. Se, invece, aggiungete al orto un po’ di zucchero e mettete il melone a bollire nello sciroppo, potrete preparare un’ottima conserva che riporterà il vostro palato ai freschi sapori dell’estate ogni volta che vorrete. Si fa anche con l’anguria.
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Le motivazioni di VEBU sull’essere vegetariani passano da questi punti (descritti anche - purtroppo in tedesco - nel video sopra):

Come avevo sospettato era una bella guerrilla: ecco infatti svelato cos’è Flimé! Una campagna di sensibilizzazione… VEGETARIANA!
Infatti sul sito si legge che la notizia del consumo di carne umana ha fatto indignare il mondo, l’opinione pubblica ha fatto girare la notizia come una bomba esplosiva. Eppure nessuno si pone lo stesso problema quando si mangia carne di animali. Nessuno si domanda quanto mangiare carne di animali ha conseguenze sul nostro ambiente. Mangiare animali è come mangiare gli uomini. Ogni pezzo di carne è un pezzo di umanità. Sottolinea in grassetto il sito.
Il progetto Flimè è del gruppo vegetariano tedesco VEBU. Un progetto di comunicazione, devo dire, realmente riuscito. Domani, cercheremo di approfondire.
La stagione dei funghi è già cominciata, quindi, per quanti di voi sono esperti cercatori (ma fate attenzione, mi raccomando), una ricetta che vi proietterà nel freschetto autunnale, ancora un miraggio. L’autrice è un’amica della mia mamma, Anna, che saluto con affetto.
Cosa vi occorre: 1 arrosto da circa 1 kg, 1 cipolla, 1 costa di sedano, 1 carota, 150 g di funghi porcini, aglio, salvia, aceto, vino, 1 dado da brodo, olio e sale.
Come si prepara: fate rosolare la carne in una quantità d’olio pari a due cucchiai per ogni etto, almeno 5 minuti per parte. Aggiungete uno spicchio d’aglio, la cipolla tagliata a metà, la carota, il sedano, la salvia e i funghi porcini ben lavati e tagliati a pezzetti. Quando le verdure saranno appassite, aggiungete una miscela fatta per ¾ di vino e ¼ di aceto (nel quale avrete fatto sciogliere sul fuoco il dado da brodo) e portate a cottura in una pentola scoperta. Tritate le verdure con l’apposito passino e coprite le fette di carne con la salsina ottenuta.
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Nel leggere il post di Barbara sul bento o lunchbox mi sono incuriosito e ho fatto un po’ di ricerche. Ho trovato così una serie di immagini che rappresentano possibili soluzioni per sistemare il cibo nel bento.
Al di là del bento (o della schiscetta) l’idea mi sembra molto carina da ripetere, non necessariamente al lavoro e non necessariamente per le merende dei più piccoli. A volte un sorriso rende molto più buono un pasto, non trovate?
Se siete interessati all’argomento, su GustoBlog trovate diversi approfondimenti:
Continua a leggere: Come sistemare il cibo in forma simpatica
Se nel gustare le specialità tipiche dei posti che avete visitato in vacanza avete messo su qualche chilo di troppo, ecco a voi la ricettina di un dolce leggero che non vi farà rinunciare a fare colazione con gusto, ma senza appesantire troppo fianchi e pancetta: il ciambellone allo yogurt.
Cosa vi occorre: 1 vasetto di yogurt magro, 3 vasetti di farina, 2 vasetti di zucchero, 1 vasetto di olio, 3 uova, 1 bustina di lievito, 1 limone grattugiato.
Come si prepara: sbattete le uova con lo zucchero, quindi aggiungete l’olio a filo, la farina, lo yogurt, il lievito e alla fine la buccia del limone (non trattato) grattugiata. Imburrate e infarinate uno stampo di media grandezza che lasci il caratteristico buco al centro, versatevi il composto e infornate a 200° per almeno mezz’ora. Servite una volta raffreddato completamente.
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Questo che vi propongo oggi è un piatto unico davvero eccezionale e nutriente, da mangiare preferibilmente a pranzo, poichè un po’ pesantuccio.
Per 6 persone vi occorreranno: 900 grammi di baccalà ammollato, a filetti, con la pelle; 3 patate grandi; 3 bicchieri di brodo vegetale; 3 peperoni verdi; 1 peperone giallo; 150 grammi di olive verdi; 3 cucchiai di capperi; 2 cipolle piccole; 2 spicchi d’aglio; prezzemolo tritato; 2 pomodori maturi; olio d’oliva; la scorza di un limone; sale e pepe.
Raschiate la pelle dai filetti di baccalà, lavateli e asciugateli. Poi sbucciate le patate e tagliatele a fette tonde. Scaldate mezzo bicchiere d’olio e rosolatevi i tranci prima e le fette di patate poi. Pulite e riducete a pezzi i peperoni e pulite cipolle ed aglio. Tritate la scorza di limone e l’aglio e uniteli al prezzemolo. Fate soffriggere per qualche minuto e unite le cipolle tagliate sottilissime; proseguite per 5 minuti e aggiungete poi i peperoni, le patate, il pomodoro e il brodo bollente. Proseguite la cottura per 10 minuti e aggiungete il baccalà, le olive e i capperi. Cuocete altri 10 minuti e servite spolverando di pepe.
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Il ritorno dalle vacanze è sempre traumatico, anche se queste sono state lunghe e soddisfacenti, figuriamoci per chi, al giorno d’oggi, con la crisi e le poche ferie ha potuto godere solo di qualche giorno!
Per attenuare lo shock del rimettersi al lavoro, e al tempo stesso combattere il gran caldo che pure a fine agosto stenta ad abbandonarci, Coldiretti ha messo a punto in vademecum con alcuni utili consigli alimentari da rientro, primo fra tutti mangiare molta frutta e verdura di stagione per scongiurare eventuali colpi di calore.
Poi, tra le altre perle di saggezza, c’è ricordarsi di verificare sempre la provenienza dei prodotti che si acquistano attraverso le etichette, preferire le varietà locali, non ‘stressate’ dai lunghi trasporti e gli acquisti diretti da produttori e agricoltori, recarsi nei mercati rionali evitando la grande distribuzione.
Continua a leggere: I consigli alimentari per affrontare l’ultimo caldo della stagione
La Capra Garganica è una razza autoctona del promontorio del Gargano, ben inserita nei territori montani, grazie alla sua spiccata rusticità e capacità di adattamento alle zone impervie. A pelo lungo e liscio, con la lunga barbetta sotto il mento, è facilmente riconoscibile per la lucidità del nero del mantello e le grandi corna dalla forma particolare: perfettamente simettriche, sono piatte al centro per poi alzarsi solo con la punta.
Dal latte munto dalla capra garganica viene prodotto il canestrato ed il cacioricotta. Sentori intensi al naso e perfetta riconiscibilità al gusto, i prodotti caseari della capra garganica conservano i sentori “animali” tipici dei prodotti artigianali. Ma il prodotto più originale e gustoso che viene ricavato da questa capra, è la Muscisca, una carne salata dura, fatta esiccare, che veniva consumata dai pastori come fonte di proteine ma anche come “passatempo”, essendo di difficile masticazione a causa dell’essicazione. Si presenta di solito in strisce lunghe circa 30 centimetri e spesse 3, insaporite con finocchietto selvatico (o peperoncino), aglio e sale fino. La sua forma a strisce era lo stratagemma per rendere la carne avanzata dall’uccisione di una pecora subito asciutta e quindi conservabile.
Diventata Presidio Slow Food, è ancora prodotta da poche e selezionate aziende nel Gargano. Non ha impieghi in cucina, e va mangiata da sola, magari accanto ad una birra o un buon vino rosso.