
Un classico della tavola estiva sono le pesche al vino. Solitamente l’abbinamento è con il vino rosso, ma anche con il vino bianco sono buone. Questa è una delle tante ricette in merito. Per quattro persone occorrono: 6 pesche (non troppo mature), 100 gr di zucchero, 1 bicchiere di vino bianco secco.
Scottate le pesche per pochi secondi in acqua bollente e sbucciatele. Tagliatele, quindi, a fettine e ponetele in una ciotola, cospargete con lo zucchero e irrorate con il vino avendo cura di mescolare delicatamente. Lasciatele per circa tre ore a temperatura ambiente e, prima di servirle, passatele una mezz’oretta in frigorifero.
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L’evento SuperWhites Milano compie dieci anni e li ha festeggiati con un nutrito raduno di produttori friulani selezionati dagli esperti di Slow Food. Dribblando le fashionistas in zona Montenapoleone, arrivo al Four Seasons incuriosita dalla presenza di oltre 40 brands di vini che hanno ottenuto punteggi elevatissimi e che sono reduci dall’ edizione romana tenutasi lo scorso febbraio.
All’ingresso vengo prontamente dotata di tracolla porta calice e mi avvio per l’ampio salone gremito di appassionati e supertecnici del vino. L’atmosfera è pensosa e solenne, volano domande a bruciapelo sulla data di imbottigliamento o sulla natura del terreno: prevalenza di sabbia, ghiaia o argilla? Gli operatori sono tutti molto preparati e generosamente elargiscono dettagli, ma soprattutto impressioni personali sui vari vitigni. Anche se poi alla fine i figli so’ tutti piezz e core ed è difficile strappare una preferenza, siano essi Chardonnay, Traminer, Collio, Sauvignon, Friulano (ex Tocai), Pinot Grigio o Ribolla Gialla. Riguardo alla distribuzione è facile trovarli in enoteche e ristoranti, un po’ meno nei supermercati, ma i prezzi sono spesso ragionevoli e si aggirano mediamente intorno ai 12€.
Insomma quale scegliere? Qual’è la star tra le star? La varietà è notevole, anche perchè alcune cantine, dopo l’esplosione tecnologica degli anni ‘90, fanno del loro punto di forza le tecniche più naturali. Poi c’è chi utilizza vasche di solo acciaio e chi in cemento vetrificato per mantenere una nitidezza aromatica di base. E infatti sono vini di spesso dotati di un bell’equilibrio, oltre a una certa versatilità e morbidezza che permette di accompagnarli agli antipasti, come ai piatti di pesce e alle uova, ma soprattutto al prodotto principe, a cui vola subito il pensiero quando dici Friuli Venezia Giulia.
Il prosciutto: possente e incastonato in una morsa di legno (mi perdoneranno i vegetariani). Tra un banco di vini e l’altro spuntano oasi con provetti tagliatori di succosi prosciutti DOP e leste aiutanti giù a preparare una tartina dietro l’altra e a sistemarle su vassoi argentati. A questo punto tutti si rilassano, nell’indecisione tra il crudo e il cotto. Di sicuro entrambi decisivi nel produrre un grande effetto di armonia a questo tour vinicolo regionale.
Per gli appassionati di enogastronomia friulana che si fossero persi l’evento, segnalo domenica 30 maggio la diciottesima edizione di Cantine Aperte che prevede anche uno winebus, pedalate enoturistiche nella natura e degustazioni gourmet in molti agriturismi della zona.
Tra i vitigni non molto conosciuti vi è il Prié o Blanc de Morgex la cui origine è incerta. Questo vitigno viene coltivato in Valle d’Aosta nei comuni di Morgex e La Salle ad un altitudine massima di 1200 metri, altezza che gli vale il riconoscimento di vino più alto d’Europa. Uva Tardiva nel germogliamento e precoce nella maturazione ha un ciclo vegetativo molto breve, caratteristica che gli permette di scampare alle gelate primaverili. Uva versatile dà ottimi risultati sia come vino fermo che come metodo classico, categoria nella quale ha ottenuto molti riconoscimenti.
Questa azienda cooperativa nasce nel 1938 e da allora ha sempre lavorato nel rispetto del vitigno e della tradizione, con lo sguardo sempre rivolto all’efficienza tecnologica. Il blanc de Morgex et de la Salle Vini Estremi è un vino di quelli che non se ne vedono più in giro, 11% alcolici, giallo paglierino tenue con riflessi verdi, profumo delicato, sottile, fresco di pietra focaia.
Al gusto si presenta con un’acidità importante ma mai invasiva, una lieve tannicità minerale solletica il cavo orale e l’ equilibrio gioca su note fresche e delicate. Vino veramente adatto ad essere bevuto in estate come aperitivo, in accompagnamento a delle verdure grigliate, con una trota di montagna o con un crostino con il lardo di Arnard.
Verona si riconferma protagonista di uno dei più grandi eventi concernenti il vino, non solo italiano, ospitando la quarantaquattresima fiera del Vinitaly. Con i suoi 4213 espositori, distribuiti su 92325 mq e con 151216 presenze, il Vinitaly si conferma il luogo più importante dove si prendono il maggior numero di contatti.
Vini, distillati, degustazioni e tema, verticali, birre, cocktails e tante iniziative rendono questi 5 giorni densi di appuntamenti. Navette gratuite ed etilometri dovrebbero agevolare il povero degustatore, che proprio in queste manifestazioni dovrebbe non bere tutto quel che assaggia. Il biglietto può essere acquistato direttamente sul sito, dove si trovano anche informazioni su come raggiungere Verona, e dove alloggiare.
Per chi non avesse troppo tempo si può andare anche un solo giorno ed a questo proposito ricordo che trenitalia ha delle tariffe agevolate per chi compra il biglietto andata e ritorno in giornata. Organizzando bene il proprio giro si riesce a degustare quei produttori ai quali si è interessati. Personalmente la trovo una manifestazione un po’ troppo caotica, ma un’ esperienza utilissima da provare almeno una volta.
Foto | Vinitaly

Si è concluso venerdì il grande evento sulla Borgogna vitivinicola. La degustazione riguardante i vini di Vougeot si è tenuta nell’omonimo castello che vedete nella foto. In generale, è stata una manifestazione ben organizzata, con navette veloci e puntuali. L’ unica grande pecca, anche in un’ottica turistica, è il mancato collegamento tra la stazione del treno di Auxerre e Chablis, che dista 20 km. Se vi dovesse capitare di andarci, le possibilità sono: l’autostop, il costoso taxi o l’ecologica bici, stagione permettendo.
Per quasi tutta la Borgogna, l’annata 2007 è considerata più minerale rispetto alla 2008, e da bere prima, al contrario, il millesimo 2008, è stato più ricco di polpa ed invecchierà meglio, poichè c’è stata una maturazione tardiva e la vendemmia è stata un po’ complicata, quindi cernita attenta degli acini. Sono tutti daccordo sulla 2005 come grande annata del decennio, ma ancora troppo giovane da bere ora. Per quel che riguarda il 2003 soprattutto per lo Chablis, grandi risultati inaspettati per alcuni grand cru, per tutte le altre denominazioni, pessima annata. Il 2009 è stato molto equilibrato, ci si aspetta grandi cose ma è ancora presto per parlare.
Ho trovato un po’ penalizzante per i vini stessi, portare in degustazione l’ultima annata, visto che quasi tutti i vini, eccezione fatta per l’aligotè, si esprimono al meglio dopo qualche anno di affinamento. Molti produttori, hanno portato i loro campioni di botte, poichè non avevano più il 2007 da far assaggiare. In conclusione direi che è una manifestazione molto interessante, che non solo offre una panoramica sull’intera Borgogna, anche spumantistica, ma permette una visione più approfondita della microzona, che qui, cambia di metro in metro.
Per tutti gli appassionati del buon bere, prima di Pasqua c’è un appuntamento imperdibile che riguarda la Borgogna vitivinicola. I Grands Jours de Bourgogne, arrivata quest’anno alla decima edizione, è la manifestazione più attesa dagli amanti dello chardonnay e del pinot noir.
Le degustazioni si svolgono in diverse città francesi e durante più giorni, con la possibilità di scegliere l’appuntamento al quale si è più interessati per i giorni di martedì, mercoledì e venerdì. Fondamentale sarà l’ iscrizione, che consentirà di partecipare alle degustazioni scelte, con annessi buffets. L’ entrata alle degustazioni è completamente gratuita ed è un’ottima occasione per scoprire anche le bollicine, che in questa regione si chiamano cremant, per distinguerle da quelle della champagne.
Le cene invece sono a pagamento, ma è tutto ben specificato, in inglese ed in francese. Differenti sono i temi degli incontri, per scoprire le loro denominazioni, i vini e le moltitudini di “vignerons” che vi partecipano basta cliccare sul sito GJdB.
L’idea Superwhites nacque durante un incontro tra il gruppo dirigente di Slow Food-Arcigola ed alcuni produttori di vino di qualità friulani. Il piano Superwhites intende lanciare l’ immagine del territorio del Friuli Venezia Giulia, strettamente collegato alla produzione di vini bianchi di eccellenza, cui si affiancano specialità gastronomiche di pari valore.
Sabato 20 febbraio, dalle 17 alle 20, tredici enoteche di Roma e quattro nel resto della regione ospitano 58 produttori SuperWhites per una presentazione e degustazione, libera e gratuita, delle ultime annate di alcuni loro vini. Domenica 21 febbraio, dalle 15 alle 19.30, nelle affascinanti sale del Rome Cavalieri si tiene la grande degustazione collettiva, alla presenza dei produttori, per conoscere i vini bianchi di eccellenza del Friuli. L’ingresso ha un costo di 10 Euro per i soci Slow Food e 15 Euro per i non soci.
In abbinamento ai SuperWhites il pubblico potrà assaggiare alcune eccellenze gastronomiche della regione: prosciutto crudo del Consorzio di San Daniele, salame del Collio friulano e prosciutto Praga con osso di Morgante e il formaggio Montasio del Consorzio che ne tutela la tipicità.
Per ulteriori informazioni consultate il sito.
Foto | SW
Sarà ancora la capitale romana il palcoscenico di un altro evento enologico il 12, 13 e 14 febbraio all’ Hotel del Parco dei Principi. Il Merano Wine Festival è il promotore di questa manifestazione, che vede protagonisti giornalisti di tutto il mondo, enologi nostrani ed esteri e grandi produttori.
Molti saranno i convegni con temi differenti, tenuti da proprietari di aziende vitivinicole famose e da enologi di fama internazionale, come quello sui grandi cabernet nel mondo o che parlano di riesling. Altrettanto numerose le degustazioni guidate ed i seminari sul vino.
Il prezzo per una giornata è di € 20,00 con orario di entrata alle ore 10 e di uscita alle 22. Per maggiori dettagli ed informazioni potete visitare il sito del Merano Wine Festival.
Foto | MWF
A Roma, in via della Conciliazione, all’Hotel Columbus, il 30 e 31 gennaio ed il 1 febbraio si terrà la degustazione dei vini Naturali. Un evento che coinvolge tutti quei vini che sono frutto non solo dell’uva, ma di una agricoltura attenta e sostenibile, sia essa biologica, biodinamica o semplicemente riguardosa dell’ambiente e coscienziosa.
Per farvi qualche nome vi cito alcuni produttori di cui abbiamo già parlato come Cappellano e Camillo Donati ed altri che sono conosciuti ma non anon ancora recensiti come Foradori, Radikon, Rinaldi ed Emidio Pepe.
L’ingresso per un giorno è di € 20,00 e di € 32,00 per due giornate. Sul sito è possibile visualizzare quali enoteche vendono i biglietti in prevendita ed i nomi dei produttori partecipanti. Per tutti gli amanti del genere e gli appassionati di vino questo è davvero un appuntamento imperdibile.
Le uve di questo vino eccezzionale sono Trebbiano Toscano 80% San Colombano 20%. Vengono raccolte in piena maturazione e poste sopra dei graticci ad appassire per un periodo che varia da fine dicembre fino a marzo inoltrato.
Dopo la pigiatura e la torchiatura il vino viene posto in piccoli caratelli di circa 100 lt di legni diversi quali rovere, ciliegio, castagno, gelso, questa varietà di essenze conferisce al vinsanto un gusto unico e lo rendono così l’orgoglio dell’azienda.
Qui rimane cinque annai e poi viene imbottigliato. L’abbinamento va ben oltre i classici cantucci, l’azienda lo consiglia con formaggi erborinati, dei caprini o dei pecorini molto stagionati e patè, o per rimanere sul dolce con panpepati, panforti, pangialli o tutti quei dolci ricchi di frutta secca, spezie e miele, ma è ottimo anche come vino da meditazione.