
Tutti, chi più chi meno, conosciamo la catena di coffea & co. più famosa negli Stati Uniti: sto parlando di Starbucks, sì. C’è chi c’è già stato (in uno dei tanti Paesi esteri, ad esempio), chi non ci è mai voluto entrare, e chi spera di metterci piede non appena uno dei negozi Starbucks in franchising approderà nel Belpaese.
Da qualche giorno è ritornata la voce che ciò accadrà a breve, ed è addirittura in giro una locandina per sponsorizzare l’evento, con tanto di colori italiani. Ma… subito dopo è stata messa in circolo un’altra notizia, in cui si diceva che era tutto un fake studiato comunque per sponsorizzare l’azienda anche in Italia. Quindi, a questo punto, ci chiediamo: quanto c’è di reale in tutto ciò?
Le aperture sarebbero previste per giugno. Ma il motivo di questo continuo “prova-e-riprova” starebbe nel fatto che, secondo il fondatore di Starbucks, il quale ha ideato questo franchising proprio durante un soggiorno a Milano, osservando il rapporto che si instaurava tra barista e bevitore di caffè in un bar di Milano, il prodotto in Italia avrebbe serie difficoltà a decollare. E voi, cosa ne pensate? Andreste a bere un caffè (o chi per lui) da Starbucks qui in Italia?
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Ed eccovi un riassunto dei maggiori appuntamenti enogastronomici per il mese di febbraio in quel di Roma e non solo. Dal 4 al 6 febbraio si terrà a Milano il Food&wine Festival, ingresso e degustazione libera dei vini € 30 e € 10 per i piatti cucinati dagli chef partecipanti. L’11 ed il 12 ci sarà la quarta edizione dei Vini Naturali a Roma all’Hotel Columbus in Via della Conciliazione, l’ingresso è di € 20.
Il giorno 13 febbraio sempre a Roma sarà di € 25, sconto 20 per ais, fisar, onav, il biglietto per degustare quaranta cantine provenienti da tutta Italia, in rappresentanza delle principali denominazioni della Penisola. L’appuntamento si terrà nella suggestiva cornice di Palazzo Rospigliosi in via XXIV Maggio 43. Il 15/02 sarà la volta di go wine con la degustazione Terre del Piemonte, ingresso € 15 e sconti per i sommelier delle altre organizzazioni. Degustazione a banchi d’assaggio gratis di Franciacorta il 27 a partire dalle ore 16 all’ Hotel Roma Cavalieri Hilton promossa dall’Ais.
Il calendario di Atheneum è ricco di appuntamenti che si terranno in prevalenza all’Hotel St. Regis: 12 febbraio Alto-adige, 16 Amarone e recioto, 21 langhe, 28 cena e birra bionda, per informazioni guardate sul sito. Dal 20 al 22 febbraio si terrà a Montpellier la manifestazione Vinisud, con i produttori di vino che operano nell’area mediterranea.

Sul Corriere della sera, c’è un articolo riguardante soprattutto pubblicità alimentari di dubbio gusto. Avevamo parlato di quella dell’Ais per promuovere i proprio corsi ed oggi vi propongo questa sul vitigno passerina. Sul sito Dissapore c’è una classifica stilata per le pubblicità erotiche e quella delle Vigne Lepore si é aggiudicata un meritato primo posto.
Direi che questa, nello specifico, ricalca un po’ quella delle patatine che utilizzavano Rocco Siffredi come testimonial. Guardandola, a parte facili conclusioni personali, mi chiedo se qualche esperto di vino comprerà mai quella bottiglia per assaggiarne il vino, vedendone il manifesto in giro.
Voi che ne pensate al riguardo? Mi piacerebbe leggere i vostri commenti, che queste foto possono suscitare, piuttosto che darne di personali.
Foto | Corriere della sera

Fino a qualche hanno fa a questa semplice domanda anche un bambino avrebbe risposto 4 elencando i sapori fondamentali: dolce, salato, amaro e acido. Recentemente si è scoperto l’umami, il quinto gusto, recepisce il saporito o meglio, il glutammato, riscontrabile soprattutto negli alimenti proteici, carni e formaggi in particolare.
Ma non finisce qui, sul Corriere della sera, un articolo ci spiega l’individuazione di un sesto sapore: il grasso. A quanto scoperto da alcuni scienziati americani, esiste una proteina presente in alcuni individui che fa percepire alle papille gustative le molecole del grasso, se assente o poco presente, induce queste persone ad ingerire cibi più grassi per poterla percepire. Sarebbe quindi in parte responsabile dell’obesità.
Lo studio è stato condotto su 21 partecipanti in sovrappeso, ai quali sono stati sottoposti 3 olii differenti, uno dei quali ricco di lipidi e quindi più grasso degli altri. La difficile individuazione ha messo in rilievo la mancanza o la scarsità di una specifica proteina. Due ricercatrici, spiegherebbero così l’insoddisfazione di alcuni soggetti che dopo aver mangiato avrebbero ancora voglia di cibo/grasso. Quel che mi chiedo è se veramente gli altri due sapori sono sempre esistiti e solo ora si stanno scoprendo, o se sono legati all’attuale alimentazione, sicuramente più grassa e saporita di quella di una volta.
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Neanche il latte sfugge alle leggi del consumismo e, quindi, sugli scaffali dei supermercati si amplificano le offerte di varietà disponibili, differenti soprattutto nel prezzo. Negli ultimi dodici mesi il prezzo del latte è cresciuto dell’11% e la crescita dei prezzi si accompagna ad un cambiamento sempre più evidente: nei banchi-frigo dei supermercati passiamo con facilità da latti “low cost” a latti “griffati”. Ma c’è davvero differenza in termini di qualità? E di che tipo?
Partiamo da questo dato di fatto: le due tipologie di latte hanno alla base le stesse aziende e gli stessi allevamenti. Quello che cambia è più che altro il percorso che il latte compie a partire dalla stalla fino alla tavola dei consumatori. Mentre il latte fresco di marca viene portato nei punti vendita di tutti i comuni italiani, quello senza marchio viene consegnato ai grandi centri di smistamento delle catene commerciali.
Di conseguenza, in questo modo, si azzerano quasi i costi della distribuzione ed anche quelli del reso, ovvero del latte invenduto ed è questo il vero motivo di un prezzo diverso. A prescindere da ciò, il latte negli ultimi anni è migliorato tutto in termini di qualità, grazie alle condizioni igieniche superiori, grazie ad accorgimenti riguardanti sia l’animale, sia le varie fasi della produzione, come afferma il presidente di Assolatte.
Via | Agronotizie
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Appassionati di tutto il mondo riunitevi in quel che sembra un’iniziativa stimolante per noi amanti del vino. Da quando questo è prepotentemente saltato alla ribalta ed il giro di affari che gli gravita intorno è sempre più consistente, qualcuno ha deciso che si potrebbe non aver più bisogno delle guide e dei loro scandali, creandone una su facebook, dove tutti possono esprimere la propria.
Hanno fissato dei parametri che riporto fedelmente qui di seguito: Un vino si giudica in base a quattro parametri che restituiscono un punteggio che va da 1 a 5 e che, sommato, restituisce il valore complessivo del vino, in ventesimi. Prodotto: una sintesi della valutazione visiva, olfattiva e gustativa. Vestito: uno sguardo attento alla bottiglia, l’etichetta la capsula e la loro capacità di esprimere quella tipologia di prodotto e il suo target.
Percezione del consumatore: la capacità di quel vino di essere capito e scelto dal mercato di riferimento. Pricing: il prezzo del prodotto non in sé, ma in riferimento a tutti gli altri parametri. Ora bisognerebbe capire se le bottiglie venissero acquistate o mandate come campioni come si è soliti fare. Mi sembra un’iniziativa interessante che, qualora prendesse piede, potrebbe essere anche molto attendibile. Staremo a vedere…
Fptp | Valutazioni DiVini

Le mele sono tra i frutti più versatili e allo stesso tempo salutari in cucina; ottime al naturale o in macedonia, si possono utilizzare per preparare ricette sempre diverse, dai piatti dolci a quelli salati.
Per imparare tutti i segreti di cucina, si può sfruttare l’occasione di partecipare ai corsi gratuiti organizzati da qualificate scuole di cucina con varie sedi in Italia: da Milano a Roma, fino ad arrivare a Catania, in collaborazione con Mele Val Venosta.
Alcuni incontri si sono già tenuti, con ricette light a base di mele e con i gratinati che si possono fare col frutto. I nuovi appuntamenti avranno come tema conduttore i dolci e le composte di mele. Per aggiornarsi sulle date e sui contenuti dei corsi si può andare sul sito del Giardino delle mele Val Venosta.
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Ed eccola qui la nuova accattivante pubblicità dell’Associazione Italiana Sommelier, uscita da qualche anno dalla sommelerie internazionale. Una giovane ed avvenente ragazza che non sa neanche come si tiene un bicchiere di vino in mano.
Dopo un corso di 3 livelli che dura più di un anno ed un esborso di denaro superiore ai duemila euro, la locandina che pubblicizza i corsi, ritrae una ragazza svampita che ammette che prima del corso non sapeva cosa fosse una verticale. Per fortuna che il corso le ha chiarito le idee. Magari arriverà anche a comprendere che oltre a scaldare il vino con la mano, impugnando il bicchiere in quel modo, le sarà difficile annusare il vino senza essere disturbata da possibili profumi trasmessi dalle sue mani.
Non per fare la bacchettona, ma già come donne soffriamo ad affermarci nel campo del vino ed ora arrivano anche questi messaggi. Un passo indietro verso quella serietà che è sempre più lontana dal mondo del vino a favore di paillettes e lustrini.
Foto | Caponataweb
A San Silvestro la notte tra il 31 ed il 1° gennaio del nuovo anno ogni paese, o quasi, ha la propria tradizione. I nostri cugini spagnoli mangiano un acino di uva ogni rintocco. Ormai vendono confezioni con dodici chicchi pronti da mangiare.
Nelle regioni del Nord della Cina si mangiano i ravioli, la cui forma assomiglia a quella di piccoli lingotti, augurio di ricchezza; nelle regioni del Sud, invece, un dolce di farina di riso con dentro diverse salse come augurio di “una vita piu’ dolce”. In Giappone si cerca di mangiare tutti quei cibi che sono ben auguranti, come l’orata ed i fagioli neri.
In Grecia si mangia la torta di San Basilio, al cui interno viene messa una monetina. In Kenya la pietanza legata al questa ricorrenza e’ il “Gnama Choma” piatto costituito da diversi tipi di carne tra i quali: capretto, agnello, zebu ecc, cucinati alla brace ed accompagnati con la polenta bianca o con il riso conditi con verdure e spezie. Quello che succede da noi lo sappiamo tutti, alla mezzanotte, nonostante i dolci mangiati prima, vengono servite le lenticchie ed il cotechino e si stappa una bottiglia di spumante.
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Noi italiani conosciamo bene i nostri formati e sappiamo utilizzare le forme della pasta in base agli intingoli con i quali la condiremo. La scelta dei formati è anche regionale, come ad esempio i paccheri pomodorini basilico e mozzarella, o i bucatini all’amatriciana. Siamo soliti usare forme accoglienti, come le conchiglie o i rigatoni con piselli o verdure in generale.
Lo spessore della pasta cambia a seconda della succulenza, più questa è copiosa, più si ispessisce per farsi carico del sugo. L’abbinamento tra pasta, e condimento è molto importante, gustativamente cambia l’armonia del piatto, sembra strano, ma noi ne applicchiamo le regole anche senza conoscerle. In altri paesi questo non accade. Una nota casa di pasta ha creato dei nuovi formati partendo dalle classiche forme. Nella foto non si vede ma gli spaghetti sono rigati, e le penne sono diventate quadrate. Un’altra ha fatto forme più piccole per invitare i bambini a mangiarle.
Insomma la nostra tradizione rimane tale, ma strizza l’occhio alla modernità e diventa anche più accattivante all’occorrenza.